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LETTURE/ "Io non ho paura": Francesca, la grazia di una certezza

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Piero della Francesca, Resurrezione (1450-1463) (Immagine d'archivio)  Piero della Francesca, Resurrezione (1450-1463) (Immagine d'archivio)

È di questi giorni, in corrispondenza del primo anniversario della nascita al Cielo, la pubblicazione del libro Io non ho paura. La storia di Francesca Pedrazzini che viene presentato oggi al Meeting di Rimini. Altro tassello di una vicenda che i lettori - e non solo - della rivista Tracce, il mensile internazionale di Comunione e liberazione, hanno conosciuto a pochi mesi dagli accadimenti. 

A ottobre 2012, in occasione dell'apertura dell'Anno della Fede, il direttore della rivista, Davide Perillo, ha raccontato dell'eccezionalità con cui Francesca, trentottenne, moglie di Vincenzo, mamma di tre bambini piccoli, insegnante di diritto, ha compiuto la sua vita terrena; come descrive il necrologio della famiglia "è andata in Paradiso contenta e curiosa" grazie a "una fede baldanzosa e certa che ti ha portato radiosa da Gesù e ci ha sostenuti tutti in questi mesi difficili ma preziosi". 

Le ultime parole di Francesca - dopo un anno di cure intense per un tumore al seno inizialmente operato e che successivamente si è ripresentato in modo aggressivo e senza ritorno - sono state appunto "Io non ho paura". E ciò non è stato solamente il frutto di una sua particolare capacità, forza di volontà o eroismo personale, e neanche di una folgorazione o illuminazione - foss'anche mistica - del momento. La certezza che ha consentito a Francesca di salutare i propri figli dicendo loro "Vado in un posto bellissimo, da Gesù. E quando sarò lì dovete fare una festa", va letta alla luce e nel contesto della sua storia di vita e di fede, anzi, di vita - tanta vita! - nella fede. 

Con il libro, pubblicato da Edizioni San Paolo, l'autore Davide Perillo ha voluto - e saputo - testimoniare "che cosa ci fosse all'origine di quella certezza", approfondendo quanto tratteggiato mesi prima nella rivista Tracce. Nella sua introduzione l'autore precisa di non aver mai conosciuto Francesca ma di aver incontrato i familiari, gli amici e alcune persone vicine, letto messaggi, cercando di far parlare i fatti. E così è stato. Il libro, infatti, fa trasparire chi sia Francesca, con gli stessi tratti distintivi della sua personalità, profonda e semplice insieme.

Il risultato stupisce (di quello stupore del Vero…) soprattutto coloro che, come chi qui scrive, hanno vissuto sulla pelle molte delle vicende raccontate e, in particolare, l'amicizia con Francesca. L'opera è il racconto della storia di Francesca, e quindi della sua famiglia, dei genitori e delle loro scelte a partire da quella della scuola, e di come queste scelte siano state poi compiute dalla figlia una volta cresciuta. 



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