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GIUSSANI/ 2. Spencer: insegna a noi protestanti a non vergognarci di Cristo

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Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine d'archivio)  Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine d'archivio)

Inoltre, e forse più precisamente, Gesù ci provoca troppo! Egli sfida le nostre priorità, mette in discussione le nostre comodità e ci invita a lasciare ciò che ci è caro. Così, noi facciamo di lui un modello di una umanità idealizzata, ma non realmente divina. Oppure, ne facciamo una divinità talmente idealizzata che Egli non può realmente essere uno che soffre con noi per conoscerci intimamente. Talvolta, noi protestanti evangelici siamo del tutto utilitaristi nella nostra cristologia, invocandolo quando abbiamo bisogno, ma altrimenti vivendo come se lui non esistesse. Nella esperienza protestante primitiva, in Lutero, Calvino, Zwingli, negli anabattisti, i puritani e i settari del New England, Gesù Cristo era la vera rivelazione di Dio e il fondamento dell'esistenza umana. Invece, nella trasposizione della nostra concezione rarefatta della natura umana, abbiamo trasformato la nostra umanità nel fondamento dell'esistenza di Cristo.

Nel diciannovesimo secolo, Ludwig Feuerbach criticava giustamente il protestantesimo liberale quando diceva, a proposito del suo pensiero religioso: "Il segreto della teologia è che, dopo tutto, è solo antropologia". La stessa critica potrebbe essere fatta a qualche espressione di fede protestante evangelica dei nostri tempi. Il modo in cui Giussani affronta il protestantesimo americano ricorda ai protestanti le radici veramente cristologiche del loro desiderio di approfondire la loro esperienza religiosa.

I protestanti farebbero bene a leggere di più Giussani, se non altro per il richiamo al fatto che la loro fede non significa nulla se non testimonia, senza imbarazzi, riduzioni o riserve, la rivelazione di Dio e l'umanità nell'unico Gesù Cristo di Nazareth. "L'incontro storico con questo uomo costituisce un incontro con la visione risolutiva e chiarificatrice dell'esperienza umana". Dice Giussani: "La nostra fede adulta inizia con la nostra risposta alla domanda di Gesù 'e voi, chi dite che io sia?'" I protestanti, in America del Nord e in Europa, erano in una buona posizione per rispondere a questa domanda, univocamente e senza ambiguità. Certamente, il protestantesimo delle sette poteva dare una risposta affermativa anche sessant'anni fa. Alcuni gruppi lo possono ancora. Ora, tuttavia, equivoci, prevaricazioni e ambiguità sono all'ordine del giorno quando i protestanti americani vengono posti di fronte a questa domanda "E voi, chi dite che io sia?"

Oggi abbiamo bisogno di un Giussani protestante, desideroso di dire che in Gesù Cristo di Nazareth, il Dio-Uomo, "Dio vero da Dio vero e vero uomo da vero uomo", ci è stata data la rivelazione e di Dio e della nostra umanità, definitivamente e in termini non incerti. Infatti, Gesù Cristo e "l'alba della nostra realtà si appartengono l'un l'altro".



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