BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GIUSSANI/ 2. Spencer: insegna a noi protestanti a non vergognarci di Cristo

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine d'archivio)  Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine d'archivio)

Se dovessi sintetizzare la teologia di Giussani in una frase, lo farei in questo modo: "Ho incontrato il mistero del vero Dio e del vero uomo in Gesù Cristo di Nazareth ed egli è stato, e sempre sarà, il fondamento della nostra stessa realtà, perché egli è il fondamento della realtà di Dio". Questo è stato vero per Giussani in tutto quello che ha fatto e detto. Dalla lettura della storia della teologia cristiana, protestante e cattolica, in area protestante solo un altro teologo, Karl Barth, è stato così "cristocentrico".

Di nuovo, è l'esperienza del linguaggio dell'incontro in Cl, e il carisma in atto di Giussani, che confermano la centralità del linguaggio e dell'esperienza dell'incontro. Inoltre, il pensiero protestante e l'esperienza della sua storia, specialmente nei Great Awakenings in America (tre periodi di risveglio religioso dall'inizio del '700 alla fine dell'800, ndt), è riempito da un simile linguaggio. Jonathan Edwards è diventato un catalizzatore nel fare del linguaggio dell'incontro il modello mediante il quale il protestantesimo delle sette si espande nelle Americhe. Giussani è senza dubbio collegato a questo, ma non in un modo utilitaristico. Per lui, non è manipolare il linguaggio al fine di ottenere un'esperienza esistenziale, perché vi vede, piuttosto, un nuovo modo di esprimere una realtà che si è sempre impressa nella sua natura religiosa. Il bisogno di una fede personale in Gesù Cristo e del rapporto con Lui hanno animato Giussani.

Sembrerebbe, ancora, che noi protestanti si sia in una posizione di forza relativa a questo proposito e, quindi, cosa avrebbe Giussani da insegnarci? Può darsi che questa fosse la situazione all'inizio del protestantesimo, ma non è più così nel contesto attuale. Giussani ci ricorda ancora una volta che Gesù Cristo di Nazareth, nella sua divinità e umanità, è la chiave per identificare la sostanza della rivelazione così ardentemente desiderata dalla nostra natura umana. Con in mente un interesse simile, Karl Barth fa capire che tutte le eresie cristologiche nella Chiesa hanno una natura o docetica o ebionetica. Cioè, esse coinvolgono o la negazione della divinità (ebionetica) o la negazione della umanità (docetica) di Cristo. Il cristianesimo protestante corre oggi il pericolo di una o di entrambe queste posizioni. Nella situazione attuale del protestantesimo (sia europeo che americano), credo che il pensare e il predicare Gesù Cristo sia diventato qualcosa di imbarazzante. Nel nostro desiderio di rilevanza culturale e di accettazione sembriamo volere ridurre il ruolo di Cristo nella nostra vita ed esperienza religiosa. Siamo preoccupati dalla particolarità di Cristo e dalla "offesa" che potrebbe causare se ci attenessimo esclusivamente all'orientamento cristologico della nostra fede.



  PAG. SUCC. >