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LETTURE/ "Cavalieri" dell'aria. Così la guerra aerea ha cambiato la storia

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Aerei in missione durante il secondo conflitto mondiale (Immagine d'archivio)  Aerei in missione durante il secondo conflitto mondiale (Immagine d'archivio)

Per arrivare finalmente alla seconda guerra mondiale, che vedrà – sia pure tra torrenti di sangue – affermarsi il primato dell'arma aerea su tutte le altre forme militari. A partire dalla battaglia d'Inghilterra, persa dai tedeschi perché gli inglesi avevano capito, prima di tutti, che l'aviazione militare – per usare un'espressione di Gianandrea Gaiani − «si era trasformata da fragile comparsa a regina indiscussa dei campi di battaglia». Non per nulla, già a metà guerra il titolo di «regine del mare» passò dalle corazzate alle portaerei e la contraerea divenne la componente più importante dell'artiglieria.

Ovviamente, il lavoro di Molteni non nasconde nulla degli spaventosi massacri portati a termine dalle forze aeree. Le Fortezze Volanti americane distrussero in parte l'Italia, quasi totalmente la Germania e furono infine portatrici di morte a Hiroshima e Nagasaki. 

In alcune delle straordinarie fotografie che illustrano il libro di Molteni si capisce al volo la spaventosa forza dell'aviazione. Una marea di resti umani carbonizzati sono – per esempio – il pauroso effetto delle «Feuersturme», le tempeste di fuoco scatenate sulle città tedesche dai radi terroristici inglesi. Per citare un esempio, solo ad Amburgo, la notte tra il 26 e il 27 luglio 1943, morirono carbonizzati quasi 50mila civili tedeschi, tra uomini, donne e bambini. Le bombe incendiarie consumarono infatti tutto l'ossigeno sulla città, attirando violentemente altra aria dalla periferia, con un vento da 250 km/h che risucchiava le persone nella fornace. Non va comunque taciuto – e Molteni non lo tace davvero – il prezzo pagato dai piloti stragisti. Un esempio per tutti: il 1° agosto 1943 i B24 americani attaccarono le raffinerie e i pozzi di petrolio di Plojesti, da dove proveniva un terzo del fabbisogno tedesco di carburanti. Dello stormo di 177 «Liberator» decollati da Bengasi, in Libia, ne andarono distrutti 45, con la maggior parte degli altri crivellati e danneggiati. 31 gli aviatori morti.

Tre intensi capitoli sono dedicati alla guerra nel Vietnam, dove però l'aviazione non fu risolutiva, perché il territorio era dominato da milizie irregolari, e dunque difficilmente inquadrabili nelle tattiche di guerra. Molteni conclude la sua panoramica con la descrizione del conflitto anglo-argentino delle Falkland e da della Guerra del Golfo. A conclusione, riportiamo un condivisibile giudizio di Molteni, contenuto nel suo prologo: «Proprio per il suo essere concentrata in appena un secolo, la storia dell'aviazione mantiene intatto il suo fascino misterioso. L'irrompere delle macchine volanti nel reame antico del guerriero ha mutato gli aspetti materiali degli scontri, moltiplicandone la distruttività a livelli mai visti. La guerra aerea ha offerto ai combattenti del Novecento nuovi territori su cui far spaziare quelle che sono venature eterne dell'animo umano. Ecco perché, come già il mio precedente lavoro, anche quest'opera cerca di raccontare drammatiche avventure equilibrando la trattazione tecnico-militare con l'attenzione per le testimonianze personali dei protagonisti».



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