BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Il "non-uomo" di Solženicyn sfida il nostro quieto vivere

Pubblicazione:

Aleksandr Solženicyn (Infophoto)  Aleksandr Solženicyn (Infophoto)

"Uomo – suona orgoglio!", ripetevano gli ideologi sovietici per illustrare le nuove mete cui sarebbe assurta l'umanità. L'uomo nuovo – che in questo caso sarebbe coinciso con l'homo sovieticus – si sarebbe lasciato alle spalle il suo limite, il suo male, sarebbe divenuto finalmente padrone del proprio destino. A prezzo, però, di ripudiare valori e virtù «borghesi» come la libertà, la misericordia, il perdono, e naturalmente la religiosità. 

Tale era l'utopia comunista. Ma anche all'interno dell'utopia – e questo è il grande tema di Solženicyn – resta all'individuo, a ogni individuo, uno spazio di scelta, di decisione che può renderlo "uomo nuovo" nell'accezione dell'ideologia oppure, esattamente al contrario, secondo altre, misteriose leggi della sua natura che la Bibbia definisce sinteticamente con la parola «cuore». È questo il tema della raccolta di racconti appartenenti all'ultimo periodo di Solženicyn, scritti nel Vermont e in Russia, ora pubblicati da Jaca Book (L'uomo nuovo, 2013) a cura di Sergio Rapetti dopo la recente uscita del romanzo giovanile inedito Ama la rivoluzione!

Quest'ultima è un'opera profondamente autobiografica, che Solženicyn era riuscito fortunosamente a mettere su carta nel 1948 in un campo di lavoro per scienziati, la šaraška di Marfino, affidandola poi a una coraggiosa funzionaria del lager che gliel'avrebbe riconsegnata anni dopo. Un'opera in cui l'autore fissava il mutamento che stava avvenendo in lui, intellettuale comunista e brillante ufficiale arrestato durante la guerra, costretto dalla vita a rivedere tutte le proprie convinzioni. Già qui, sullo sfondo del gigantesco dramma della seconda guerra mondiale, si avvertiva lo svolgersi di un altro e più radicale dramma, il faticoso ma inarrestabile cammino dell'«io» umano verso la scoperta della verità, passando dagli slogan altisonanti e vacui dell'utopia, al terreno aspro e accidentato, ma solido, della realtà. Era il cammino percorso da un intero popolo, di cui Solženicyn ha sempre avvertito la responsabilità di custodire la memoria e la coscienza, e insieme il suo stesso cammino personale, tracciato attraverso la figura del protagonista.

In questa nuova raccolta di racconti degli anni senili, invece, ci sfila davanti un'intera galleria di personaggi, una teoria di destini umani che navigano seguendo la corrente oppure tentano coraggiosamente di invertire la rotta per inseguire i propri ideali, evidenziando che cosa sia in realtà il percorso della vita, quell'«emergenza uomo» che può assumere una valenza negativa o positiva, segnalare un pericolo mortale che incombe sull'umanità oppure la sua irriducibilità, un processo di asservimento o, viceversa, un processo liberatorio che si svolge contemporaneamente di fronte al tribunale della storia e al tribunale della coscienza.



  PAG. SUCC. >