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ALESSANDRO SPINA/ Il "figlio" della Libia sedotto dai confini dell'Oltre

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Spina è stato un profondo e inquieto indagatore del mistero della vita. Per comprenderlo, basta anche soltanto compulsare il gigantesco tomo che raccoglie il suo ciclo di scritture cirenaiche (I confini dell'ombra, che contiene romanzi e racconti), pubblicato con coraggio e con merito sempre da Morcelliana. Nel 2007 gli valse il prestigioso Premio Bagutta. La sua opera più recente, Elogio dell'inattuale, è uscita soltanto pochi mesi fa ed è fortemente evocativa fin dal titolo. Risulta davvero uno splendido commiato dai suoi lettori, certamente meno numerosi di quanto avrebbe meritato. 

Tra le sue pagine si ricordano i suoi numi tutelari, le sue amicizie (imprescindibile quella con Cristina Campo: Conversazione in piazza Sant'Anselmo è il titolo della prima edizione loro meraviglioso carteggio), la cartografia dei suoi interessi. Tra questi, c'è un ricordo di Hoffmasthal. È un pezzo memorabile che elogia e ripercorre la "memoria" (1948) di Carlo Jacob Burckhardt che a sua volta così rievocava l'ultima lettera e la morte del grande autore viennese: "Rodaun, 14/VII/1929: Ieri nel pomeriggio una grande sciagura si è abbattuta sulla casa di Rodaun. Durante un violento e cupo temporale il nostro povero Franz [il figlio] si è tolto la vita con un colpo alla tempia. La causa di questo grave fatto sta in una profondità infinita: negli abissi del carattere e del destino. Una causa esteriore non c'è stata. Avevamo fatto colazione insieme – in pace e armonia. C'è qualcosa di infinitamente triste e di infinitamente nobile nel modo in cui il ragazzo ha lasciato la vita. Non aveva mai saputo comunicare sé stesso agli altri. Anche la sua dipartita è stata silenziosa... Con amicizia, suo Hofmannsthal". Una lettera straziante e pudica che suscita nel lettore una sorta di stupore. È pur un padre che parla! Il figlio insanguinato, insepolto in casa. Ma era la fine. Il giorno successivo, il 15, quello della sepoltura, il poeta disse che aveva fatto uno strano sogno: cercava di prendere dall'attaccapanni il suo cappello e non riusciva. Venne l'ora del funerale. Hofmannsthal è alla porta di casa, allunga la mano per prendere il cappello, si disse, e stramazza al suolo: la fine. Il 18, alla presenza di migliaia di persone, è sepolto accanto al figlio, nel cimitero di Kalksburg»

Intrecci di storie e memorie. Questo era quanto interessava ad Alessandro Spina. Un narratore dalla prosa di seta che amava dialogare con i fantasmi del passato per avere luci sul presente. Un uomo che per tutta la vita si è lasciato sedurre dai confini dell'Oltre.

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