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J'ACCUSE/ L'individuo ha ucciso la persona: così è nata la crisi

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La borsa di Milano (Foto: Infophoto)  La borsa di Milano (Foto: Infophoto)

Necessita però osservare come l'impresa, in maniera del tutto particolare, deve assumere una più immediata e diretta responsabilità sociale nei confronti di quelle persone con cui ha messo in essere rapporti sistematicamente duraturi; rapporti che hanno la capacità di interferire con e sulla vita di quelle persone, le quali hanno "scommesso" sulla sua fattiva sopravvivenza e anche su questo presupposto hanno costruito i progetti della propria vita, intendo riferir mi in particolare ai lavoratori che l'impresa ha assunto e che insieme ai conferenti il capitale proprio costituiscono ciò che spesso viene individuato come "comunità aziendale".
Quando l'impresa non sente più una stretta comunanza di interessi con il territorio che si è scelta e non può più essere individuata come una "comunità" ove il lavoro e il capitale - in quanto fattori produttivi maggiormente coinvolti – hanno il comune interesse alla sua sopravvivenza nello sviluppo o insieme si sostengono per superare le congiunture sfavorevoli, ma viene "apprezzata" prevalentemente solo nella misura in cui sia in grado di perseguire livelli di profitto superiori all'adeguata ricompensa del capitale, allora in maniera artificiale l'impresa (ma sarebbe meglio dire il capitale proprio in essa investito) viene sciolta dai suoi vincoli sociali e diviene uno strumento meramente finanziario su cui e con cui scommettere.
La cultura capitalistico-finanziaria, di fatto, rende l'impresa alla stregua di un prodotto finanziario anche rispetto alle scelte gestionali o straordinarie che debbono essere effettuate dal suo management. In altre parole, la priorità assoluta diviene l'interesse del capitale. Ciò accade perché questa cultura (palese mente o meno) riconosce che solo ed esclusivamente al capitale compete la priorità (di diritto e di scelta) rispetto a tutti gli altri fattori produttivi (lavoro compreso), per cui al capitale deve essere riconosciuto un vantaggio sugli altri fattori della produzione che gli permetta di avere le mani libere sia sulle operazioni di normale gestione che su quelle di straordinaria gestione che le con giunture socio-economiche possono, di volta in volta, proporre. Per cui solo il capitale può scegliere le condizioni economiche della produzione e solo ad esso spetta, nelle situazioni congiunturalmente sfavorevoli, la decisione ultima rispetto al restare sul proprio territorio o di ricercare "luoghi" maggiormente profittevoli in cui migrare. 

(2 - fine)



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