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LETTURE/ Da Nietzsche al vangelo di Luca: tre domande sull'amicizia

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Jacques-Luis David, La morte di Socrate (1787) (Immagine d'archivio)  Jacques-Luis David, La morte di Socrate (1787) (Immagine d'archivio)

Vi sono poi relazioni sociali, hanno mostrato gli studiosi degli atti linguistici, che istituiscono ruoli. L'amicizia, l'inimicizia e l'indifferenza sono istituiti da atti sociali (come si nominava un cavaliere, proferendo la formula «ti nomino cavaliere» e posando la spada sulla sua spalla) o non sono piuttosto l'esito dell'emergere nella quotidianità di legami e di forme di relazione? Se quest'ultima è la soluzione, le relazioni sociali emergenti dovrebbero essere studiate, nelle loro modalità di emergenza e di dissolvimento, attraverso una specifica analisi fenomenologica.

Alessandra Papa, nel suo libro già citato, riporta il passo del Vangelo di Luca: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle, e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo» (Lc 14, 26). Papa a partire da questo riflette sulla possibilità dell'odio per amore (pp. 64ss). è però interessante che tra le categorie «da odiare» riportate nel passo non ci siano gli amici. Ad ogni modo, è possibile odiare un amico per amore? Il tema del rapporto tra legame amicale e affettività è tutto ancora da esplorare.



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