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LETTURE/ Da Nietzsche al vangelo di Luca: tre domande sull'amicizia

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Jacques-Luis David, La morte di Socrate (1787) (Immagine d'archivio)  Jacques-Luis David, La morte di Socrate (1787) (Immagine d'archivio)

 Aveva ragione Aristotele a dire, se davvero ha detto ciò che gli è stato attribuito: "O miei amici, non c'è nessun amico"? Resta certo che la provocazione del detto, la sua paradossalità e il pungiglione del sospetto che insinua costringono a interrogarsi, sempre di nuovo, sulla possibilità dell'amicizia, sul suo senso, su ciò su cui essa si fonda, sull'apparenza e la realtà nel sociale. Si apre un nuovo decennio di riflessione sull'amicizia, dopo due decenni di lavori dedicati per lo più a fare tesoro della tradizione. Che, quando si parla di amicizia, le cose non siano semplici lo sappiamo fin dall'antichità: non è un caso se il Liside, il dialogo di Platone dedicato all'amicizia, è aporetico, cioè non pare portare ad alcuna conclusione. 

Proverò a fare il punto sulla situazione attuale, riflettendo su quali prospettive abbiamo oggi, passando attraverso una sintesi del percorso compiuto fin qui. 

Gli anni Novanta in Italia, in ambito filosofico, furono segnati da un vivace interesse per l'amicizia. Luigi Pizzolato, nel suo importante L'idea di amicizia nel mondo antico classico e cristiano (1993), ricostruiva il pensiero degli antichi sull'argomento. La sua non era un'impresa da poco, perché sembrava dare modo di ripercorrere la maggior parte di ciò che sul tema l'umanità aveva da dire, se avesse avuto ragione Nietzsche, quando scriveva: «L'antichità ha vissuto l'amicizia fino in fondo e con energia, l'ha compiutamente pensata e l'ha portata quasi con sé nella tomba » (Aurora. Pensieri sui pregiudizi morali, § 503). 

Che però Nietzsche avesse ragione fu messo in dubbio dai lavori di Massimo Baldini: Che cos'è l'amicizia (1998) e L'amicizia secondo i filosofi (1998), La storia dell'amicizia (2001). Essi, che si sono estesi fino al nuovo secolo, hanno mostrato come sull'amicizia vi fosse stata una effettiva riflessione anche in epoca moderna e, in seguito, in epoca contemporanea. Attraverso il minuzioso lavoro di Baldini, fu possibile accedere a una ricca quantità di testi classici e farsi un'idea dei temi ricorrenti. A questa stagione gloriosa seguì una certa stanca, pur segnata da contributi di rilievo, come per esempio la ricognizione del tema dell'amicizia in Agostino, svolta da Marie A. McNamara (L'amicizia in S. Agostino, 2000), la riedizione delle pagine di Matteo Ricci sull'amicizia (Dell'amicizia, 2005), fino a un lavoro che osò finalmente assumere una impostazione teoretica e non più storica: La necessità dell'amicizia (2009), curato da Marco D'Avenia. 

Per completare questo quadro, bisognerebbe poi ricordare almeno le riprese e discussioni, in filosofia politica, del lavoro di Carl Schmitt, teso a dare conto del politico sulla base dell'opposizione amico-nemico; andrebbe richiamato il problematicismo di Derrida, col suo Politiche dell'amicizia (risale al 1994 e, un anno dopo, compare in traduzione italiana); e andrebbe ripresa l'analisi fenomenologica di Dietrich von Hildebrand, non direttamente dedicata all'amicizia, eppure capace di ricomprendere tale tema in una prospettiva più ampia: L'essenza dell'amore (in traduzione italiana nel 2003). 



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