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SPILLO/ Abbasso la normalità. Viva gli "strambi"

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"La massa fiduciosa e indifferenziata che per decenni ha comprato di tutto - recita il risvolto di copertina, introducendo il testo - si è estinta. L'uomo-medio, il normale tanto amato dalle aziende di tutto il mondo, è scomparso e le variazioni rispetto alla media si moltiplicano alla velocità della luce. E' iniziata l'era degli strambi, quelli che si organizzano in tribù, si sentono diversi e si ostinano a voler scegliere che cosa piace loro e che cosa no". Tanto spesso oggi si parla del linguaggio della differenza, sia esso design, letteratura, creatività in senso lato. E la differenza è una ricchezza perché consente di esprimere quel multiverso che enfatizza le potenzialità che ognuno di noi nasconde nel profondo del suo essere. Del resto gli inviti che arrivano da più parti a favorire il dialogo e il confronto fra differenti etnie, religioni, culture va esattamente in questa direzione. Ovvero, nell'ottica di un mondo che sappia pensare, che sappia domandarsi se quanto fatto finora sia stato giusto, se abbia dato sufficiente rilievo al rispetto dell'uomo, se, semplicemente, fosse sensato. Ora se andiamo ancor più alla radice di questa riflessione, l'invito che sta alla base, tocca nel profondo ognuno di noi. In pratica ci viene chiesto di metterci in discussione. Di non nasconderci dietro le regole che sono state imposte magari ingiustamente, da bambini e di diventare davvero adulti, assumendoci l'onere e l'onore di stabilire un nuovo codice di comportamento e di principi, auspicabilmente migliore. In questa ottica, per utilizzare alcuni esempi del testo di Templar, dobbiamo negare di essere "semplicemente una goccia nell'oceano" e comprendere che anche "l'insignificante è importante", oppure passare dal concetto che "l'opinione degli altri conta" a "non vivere per ottenere l'approvazione del prossimo" o infine dal "possiamo cambiare il prossimo" a "non dobbiamo cercare di cambiare gli altri". Scorrendo le pagine, ho apprezzato come, dietro una serie di semplici regolette, ci fosse una profonda volontà non solo di valorizzare l'individuo, ma di rispettarlo e di considerare gli altri come una ricchezza e un universo da scoprire e non da colonizzare. Per tornare al parallelo con il libro di Seth Godin, è significativo il convergere di due scritti tanto diversi, su un tema così unico come quello del riappropriarsi della propria singolarità nell'universo.



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