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FEDE & RAGIONE/ Caro Scalfari, le risposte che cerchi sono in un cuore che aderisce, non nel pensiero che dibatte

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E però questa non conoscenza della volontà di Dio, se non si traduce in un’iscrizione alla nascita nel registro dei peccatori (al netto del tema del peccato originale che ci coinvolge tutti), non individua per questo una franchigia nel giudizio che verrà (ma anche a dire il vero in un confessionale dei gentili più a portata di mano) per un illuminista che della sua non credenza o ignoranza si avvalesse a scusante a priori di ogni sua azione, quale che sia. Perché anche se si volesse esentare un non credente dal rispondere per le sue azioni di “peccato mortale”, nel senso di un disordine consapevole e voluto rispetto al fine ultimo, cioè l’allontanamento da Dio come Sommo Bene, e dal momento che gli manca la nozione stessa e la credenza di questo fine ultimo in linea di principio si può, questo non vuol dire che non gli si potrà imputare, come altrettanto “mortale” per la sua anima, il disordine, che ogni ragione, anche la ragione illuminista, ben può conoscere circa i beni correlati e dipendenti dal Bene supremo e a esso subordinati, ma da quel Bene supremo non meno amati di se stesso: cioè gli uomini, gli altri uomini, e la loro umanità.

Anche senza credere a Dio, seguire Cristo (e Francesco) è impegnativo. Proprio per questo al momento opportuno penso che se ne terrà conto, senza eccessi di fiscalismo teologico. Però è da dire che il fascino che viene da Francesco, che fa dire a Scalfari “ma come fa costui ad essere così”, diverso dagli altri, è il fascino di un cristiano, di qualcuno che ha incontrato non solo Gesù, rabbi in Galilea, ma Cristo, il Figlio di Dio, e gli ha creduto.



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COMMENTI
08/08/2013 - Scalfari (Carla D'Agostino Ungaretti)

Se Scalfari è totalmente ateo, che gliene importa di sapere se un dio che, secondo lui, non esiste lo perdonerebbe o no? Lui e i suoi colleghi laicisti fanno di tutto per confondere le idee di chi ha una fede debole o ingenua. La smettessero una buona volta di parlare di Dio e di religione! Tanto loro non ci credono e allora si tenessero le loro idee e non provocassero gli altri! A meno che non si comportino come l'Innominato manzoniano che sentiva la voce di Qualcuno che gli diceva : "IO SONO, però!"

 
08/08/2013 - Io sono una colla per Dio! (claudia mazzola)

La differenza di uno che ha fede ed uno no è: che il primo rende reale un bisogno che c'è, il secondo lo fa restare incompiuto e inesistente.