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IDEE/ Orwell (1984), Obama e la democrazia del "mi piace"

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Questa ultima possibilità, a mio avviso, risulta problematica e di difficile realizzazione in quanto, invece, si sta manifestando, in particolar modo in Europa, l'effetto irreversibile dell'invecchiamento della popolazione. Sarà un fenomeno rapido − di non oltre due decenni − e significativo. Secondo il politologo francese Dominique Reynié, l'invecchiamento demografico favorisce l'affermazione di una cultura conservatrice, caratterizzata dall'avversione al rischio, da una resistenza al cambiamento e alla diversità. Nel prossimo futuro la debole crescita  economica europea e la crisi delle finanze pubbliche produrranno obbligatoriamente politiche di riduzione della spesa pubblica e quindi il ridimensionamento del Welfare, favorendo così reazioni di carattere populista e possibili tensioni sociali.

In Italia ne possiamo già osservare i primi segnali; basti ricordare la vicenda dell'Ilva di Taranto, della Tav in Val di Susa o dell'avvento di un nuovo soggetto politico quale il Movimento 5 Stelle.

Reynié osserva come in Europa stia germogliando un populismo che si fonda su due paure: la perdita del tenore di vita, di natura patrimoniale  e la perdita dello stile di vita di matrice culturale. Paure queste, socialmente trasversali, e quindi interclassiste, che proprio per questo possono evolversi in un collante unitario e identitario. Sarà questo, quel "populismo progressista" auspicato da Kupchan? È difficile dirlo, sicuramente chi ha votato nelle ultime elezioni politiche italiane il Movimento Cinque Stelle è convinto di essere un progressista. La rivoluzione informatica e gli effetti socio-economici della tecnologia digitale sui canali di informazione e sui media in realtà stanno determinando un'omologazione della forma mentis che, in politica, si traduce in una ideologia democratica-progressista-populista. Ancora, il ricorso al referendum di iniziativa popolare o il ricorso ai social network per l'espressione del consenso libero, autentico  ed immediato del cittadino, stanno delegittimando la democrazia rappresentativa.   È questa, infatti, una probabile strategia per riaffermare la supremazia dell'Occidente. Kupchan, ancora ricorda la necessità che gli Stati occidentali riprendano la capacità del controllo sociale. Segnalerei come spunto di riflessione una tematica − a mio giudizio attuale e futuribile – necessariamente da approfondire. Si tratta dello sviluppo delle neuroscienze e delle nuove frontiere dello studio del cervello condizionato dalle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Basti ricordare le diverse anomalie e distonie nella teoria del mercato efficiente che hanno rivelato, invece, comportamenti poco razionali, spiegabili con la psicologia comportamentale, definita anche "behavioral finance", poi evoluta nella teoria del prospetto. 

La teoria poggia sulla constatazione che gli individui sembrano poter valutare ogni possibile esito di una decisione sulla base di un punto riferimento o dello status quo. Ne deriva quindi che, secondo lo status quo, la decisione cambia. Gli individui non agiscono sempre razionalmente ma in base alle esperienze passate, alle loro credenze, a come vengono loro presentate le informazioni, alla loro posizione finanziaria alla completezza o all'incompletezza informativa. Ancora, l'evoluzione della tecnologia dell'imaging − Risonanza Magnetica o la Fmrs − consente ora  di avere anche come obiettivo l'individuazione dei meccanismi cerebrali responsabili delle violazioni o delle conferme  della teoria razionale.



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