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IDEE/ Orwell (1984), Obama e la democrazia del "mi piace"

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Charles A. Kupchan, politologo americano e professore alla Georgetown University, già direttore per gli Affari Europei del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti durante la prima amministrazione Clinton, in un suo recente articolo - "Guardando ad ovest in un mondo di nessuno" - pubblicato su Aspenia, ha analizzato l'attuale crisi dell'Occidente. 

In sintesi, Kupchan evidenzia che oggi  l'Europa e gli Stati Uniti - che per oltre due secoli hanno dominato, prima singolarmente e poi insieme,  il mondo conosciuto - con la fine della Guerra Fredda e l'avvento della globalizzazione stanno attualmente perdendo influenza: la concentrazione del potere globale e la sua distribuzione si sta infatti modificando. Basti ricordare che solo trent'anni fa i Paesi occidentali producevano oltre i due terzi del Pil mondiale, oggi siamo alla metà con proiezioni che indicano un ulteriore e drastico ridimensionamento nei prossimi anni. Ancora, i nuovi Paesi che si affacciano sulla scena mondiale – i Brics – hanno un modello di sviluppo economico e politico completamente diverso da quello occidentale; basti pensare, ad esempio, al capitalismo di stato cinese o russo. Contemporaneamente, invece, stiamo assistendo al declino del modello di welfare dei Paesi occidentali, poiché non più sostenibile. Da qui una crisi della governabilità ed una involuzione del modello democratico. Le democrazie, infatti, sono molto efficaci nella reattività al ciclo economico positivo, per la distribuzione dei suoi effetti; diventano immobili e divise nell'affrontare, invece, la distribuzione dei sacrifici determinati dal ciclo economico recessivo. 

Kupchan rileva, di conseguenza, che "nello stesso momento in cui – integrandosi in un mondo globalizzato – i Paesi più democratici perdono la capacità di controllo sulla loro società, quelli illiberali come la Cina mantengono invece una stretta deliberata sui loro sistemi, attraverso la centralizzazione dei processi decisionali, la censura dei media e la regolamentazione statale dei mercati e dei flussi finanziari". E quindi ritiene determinante una risposta moderna da parte dell'Occidente per  riacquistare un dinamismo economico e rivitalizzare le istituzioni democratiche secondo tre direttrici. In primo luogo si devono perseguire strategie di rinnovamento economico che vadano oltre le solite ricette, quali progetti strategici di lungo respiro e massicci investimenti nell'occupazione, nelle infrastrutture, nell'istruzione, nella ricerca. In secondo luogo sarebbe necessario il ricorso a un nuovo "populismo" progressista; in altri termini le classi dirigenti  dovrebbero rafforzare la  fiducia dei cittadini nelle  istituzioni,  poiché – e questa è la terza direttrice - è fondamentale che le Società non rischino di ripiegare su se stesse.



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