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ALBERTO BEVILACQUA/ Così ricordo il mio amico e maestro, cantore dei misteri del Po

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Alberto Bevilacqua (Infophoto)  Alberto Bevilacqua (Infophoto)

Una volta Bevilacqua mi disse: "Ho avuto la fortuna di essere stato ragazzo a metà degli anni Cinquanta, quando a Parma venivano tutti i letterati, da Gadda a Pasolini. Bertolucci fu il mio professore al liceo. Scoprì le mie poesie e fu il primo a parlarne". La califfa, nella versione narrativa e cinematografica è un capolavoro, la storia cruenta delle passioni e della ribellione di una donna bella, autentica e fiera, sullo sfondo di una Parma dai contrasti ideologici. La notorietà del romanzo è stata amplificata dal film interpretato da una indimenticabile Romy Schneider insieme a Ugo Tognazzi. 

Grandi prove anche il romanzo Questa specie d'amore e il metaracconto Viaggio al principio del giorno. Dalla memorabile figura della madre nacque il senso di quella "follia" il cui filo rosso serpeggia dall'inizio alla fine del viaggio: male capzioso paradossale, ma anche luce redenta. Il tutto in un ambiente in cui spiccano figure di costante e viscerale passione. Viaggio, poi, nei labirinti del mondo contemporaneo, per farsi testimoni, in prima persona, e per smascherare l'epopea barbara di dittature, per svelare segreti inquietanti sui quali la storia ha steso il velo della reticenza. Viaggio, infine, per coinvolgersi con molti protagonisti del Novecento, grandi interpreti di verità e poesia (tra gli altri, Borges, Ionesco, Mishima, Fellini, Rossellini, Fassbinder, Welles). La  scrittura di Bevilacqua non era mai sbavata, ma lineare, evocativa, spesso anche metafisica, con un ritmo suadente. Una sorta di mimesi con le cose e la gente della sua terra, dove le narrazioni orali del Po hanno sempre rappresentato un'insostituibile matrice creativa.



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