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VITA GIUSSANI/ 1. Prades: questo amore all'uomo proprio di Cristo

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Julián Carrón con il volto di Luigi Giussani sullo sfondo (Infophoto)  Julián Carrón con il volto di Luigi Giussani sullo sfondo (Infophoto)

Il primo contatto con gli studenti all'interno della scuola, infatti, fa emergere in maniera evidente agli occhi di Giussani tre fattori che egli aveva percepito ormai da qualche anno: «innanzitutto una immotivazione ultima della fede; in secondo luogo una inincidenza della fede sul comportamento sociale in generale e scolastico in particolare; in terzo luogo un clima decisamente generativo di scetticità, che lasciava libero campo all'attacco alla religione da parte di alcuni professori». Don Giussani ha maturato questo giudizio al Berchet, e lo ha ripreso lungo la sua vita nei confronti delle successive generazioni. 

Così ha dato inizio ad un percorso educativo che consente di riconoscere Cristo presente − un percorso che valorizza l'esperienza e che rende onore alla ragione. In merito sarà significativo il paragone fra due capitoli del libro, il capitolo 8 dove si presenta Il senso religioso nell'edizione del 1957 e il capitolo 33esimo dove si torna sullo stesso libro, che quarant'anni dopo viene presentato all'Onu. A quarant'anni di distanza, ciò che inizialmente era un libro concepito per i ragazzi delle superiori è diventato un capolavoro, con il quale si paragonano diverse personalità del mondo intero. Leggendo insieme questi capitoli mi pare che si possa sentire un'eco del suo pensiero originario, sorgivo − un aggettivo che poi ha fatto fortuna − sul senso religioso. 

Nel capitolo 10 del libro si ritrova un tratto della figura di Giussani che mi ha sempre accompagnato, da quando ne ho sentito parlare: l'idea della vita come vocazione. Proprio in forza di questa concezione nasce la possibilità di vivere tutto nel rapporto col Mistero e perciò la possibilità di un'esperienza affettiva nel rapporto con ogni cosa. In un testo del 1958 dice Giussani: «Dio chiama. La luce, la terra, le cose tutte sono per così dire costituite dalla chiamata di quella voce potente che rompe il silenzio infinito del nulla. Dio mi ha chiamato dal nulla. Fra miliardi di esseri possibili Egli ha scelto e ha chiamato me. La mia vita è costituita da quella chiamata. La mia vita è una voce che mi chiama. Ecco quindi l'idea forza che anima la concezione cristiana della vita: la vita è vocazione». Non c'è da stupirsi se, nel capitolo dove si trova questo brano, compaia subito il riferimento ai "Memores Domini" − la percezione che la fede, proprio perché regge la vocazione dell'uomo nell'interezza dei suoi fattori, può arrivare a sostenere la dedizione totale a Dio. Questo è uno dei contributi che dovremo capire e approfondire nel tempo, formulato da don Giussani nei suoi termini essenziali già dai primissimi anni. 

Di fronte a un'esperienza così attraente, di fronte a una serie di fattori così ricchi verrebbe da pensare che siamo già avvinti, che abbiamo ceduto una volta per tutte. Eppure, guardando la propria esperienza ci si rende conto che rimane una certa resistenza a lasciarsi prendere totalmente da un Altro. Vedo spesso in me questa resistenza di fronte alla bellezza, di fronte al vero. Chi riconoscerà in sé tale rischio sarà portato a interloquire con il libro in modo ancora più stimolante. 



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COMMENTI
11/09/2013 - don Gius grazie per l'incontro (claudia mazzola)

Non ho conosciuto don Giussani personalmente, ho incontrato il movimento nel 2005. E per me, attraverso queste persone, è come se fosse un amico vivo e presente.