BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

VITA GIUSSANI/ 1. Prades: questo amore all'uomo proprio di Cristo

Pubblicazione:

Julián Carrón con il volto di Luigi Giussani sullo sfondo (Infophoto)  Julián Carrón con il volto di Luigi Giussani sullo sfondo (Infophoto)

Come ha fatto il Mistero a vincere non una volta, ma tutte le volte, la nostra resistenza? Serviva una inconfondibile corrispondenza in atto. E qual è il tratto più consono di una tale corrispondenza? Che cosa ci conquista e torna a conquistarci? La sovrabbondanza, il di più di essere. Emerge la sovrabbondanza dell'umanità del "don Gius", il "di più" di vita − sociale, economica, politica − che si riflette nelle pagine del libro, quasi uno "spreco", tutto per guadagnare noi, per persuadere noi, per rendere irresistibile l'adesione, dal punto di vista delle ragioni, e dunque trascinare l'affezione. A un certo punto ci si deve fermare nella lettura, sorpresi di come don Giussani si sia sobbarcato una tale fatica amorosa per conquistare coloro che ha incontrato. Alla fine del libro l'indice dei nomi raccoglie tredici pagine fittissime, con centinaia di nomi, non di ignoti. Sono i nomi di cinquant'anni di vita di Milano, ma anche dell'Italia e di tantissime nazioni del mondo. E ci si stupisce ancora di pensare che "serviva" un uomo così inspiegabilmente ricco di umanità per farci incontrare e amare Cristo!

Gli ultimi anni e la malattia hanno una particolare forza nel percorso. Se ne parla dal 32esimo capitolo in avanti. Di fronte alla malattia non ci sono scorciatoie, e man mano che s'invecchia si è molto interessati a capire come va a finire concretamente la vicenda umana. La controprova della verità di questa sovrabbondanza di vita si trova, a mio avviso, proprio nel modo con cui lui, anziano e malato, si è "ingigantito" – se posso parlare così– davanti ai nostri occhi.  

Per finire due osservazioni. Di sicuro leggere questo libro è ritrovare Giussani; sono contento che chi l'ha conosciuto molto prima di me riconosca il "don Gius". Ma è altrettanto vero che leggere il libro è ritrovare sè stessi. Il libro ci lascia in silenzio tante volte: mentre si legge, a un certo punto ci si ferma e inizia un paragone fra quello che è scritto, che dice e che fa Giussani, e noi stessi. Non ci si può domandare chi è Giussani senza domandarsi allo stesso tempo chi siamo noi; e dunque che cosa facciamo del bene che abbiamo ricevuto nell'amicizia con lui.

La seconda e ultima osservazione. Questo dialogo inevitabile con Giussani non è un ricordo, ma avviene dentro un rapporto presente, dentro i rapporti presenti. Sarebbe una triste condanna arrivare alla fine del libro e doversi accontentare del ricordo e quindi della nostalgia. Sarà perciò molto interessante sorprendersi in azione all'interno dei rapporti che ci consentono di non perdere la sovrabbondanza attestata nel libro e di crescere in essa. Disse una volta Giussani in una casa di Memores Domini: «Vi auguro una cosa che è capitata a me: è che abbiate a imparare tutto dai rapporti che stabilite, che un Altro stabilisce per voi, imparare tutto dai rapporti che vivete». Ecco, la cosa più bella nel leggere il libro è che ci si possa scoprire ora dentro rapporti che fanno imparare tutto. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
11/09/2013 - don Gius grazie per l'incontro (claudia mazzola)

Non ho conosciuto don Giussani personalmente, ho incontrato il movimento nel 2005. E per me, attraverso queste persone, è come se fosse un amico vivo e presente.