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VITA GIUSSANI/ 2. Wolfsgruber: un'apertura mai vista di mente e cuore

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Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine d'archivio)  Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine d'archivio)

Sì, io sono qui perché preso da un'impossibile corrispondenza, perché Giussani ha acceso l'accendino nella mia vita e io sono stato afferrato da un'impossibile corrispondenza e non avrei dovuto esserci, ma ci sono. Mi sono chiesto, domandato più volte: ma tu ti stai auto convincendo? Forse perché ho avuto a che fare per tanti anni con i giovani e quindi sono stato aiutato a farmi delle obiezioni dalle obiezioni che mi venivano fatte; loro mi facevano delle obiezioni e io ero costretto a farmele anche io, non potevo rispondere alle loro obiezioni senza rispondere a me stesso. E mi sono spesse volte domandato: ma non è che ti stai auto convincendo? E devo dire che ho sempre cercato di rispondermi, non ho mai lasciato cadere questa domanda, neanche una volta, non mi sono mai tacitato in questa mia verifica o in questa mia critica. E credo che anche questo sia un esito dell'educazione che ho avuto da don Giussani e da Cl e sono molto contento − nonostante non avessi mai dovuto esserci − di esserci, perché è molto interessante aver avuto un tipo di educazione di questo genere. 

Una volta mi ricordo che l'obiezione mi mise alle corde. Non riuscii a rispondere a me stesso come avevo sempre fatto e non me la cavavo. Allora mi ricordo che un giorno ho chiesto a Giussani, quasi litigando: «Guarda che se io mi accorgo che tutto inizia e finisce con il tuo temperamento, io faccio un'ira di dio, perché io non avrò mai il tuo temperamento e, quindi, come farò a fare la tua esperienza?» E lui mi rispose di botto e mi disse: «Io ti do le ragioni». Fu uno dei momenti in cui io, se non fossi stato in Cl, sarei entrato in quel momento perché lì si apriva visibilmente, sensibilmente, tutto il problema della verifica perché la verifica la si fa con delle ragioni. Mi ricordo che sin dai primi giorni di scuola lui ci aveva sfidato dicendoci: «Guardate che Cristo con l'uomo non bara perché si sottopone totalmente al vaglio della verifica dell'esperienza dell'uomo, perciò anche noi non dobbiamo barare con Cristo», e barare con Cristo vuol dire smettere di verificare. Tanto è vero che a me una delle cose che più colpisce è una frase del libro Tracce d'esperienza cristiana, quello dei miei tempi, in cui dice questa frase assurda − io la trovavo assurda, poi con il tempo, man mano che il tempo passa, mi sembra sempre meno assurda, sempre più ragionevole −, che diceva: «Noi fin quando ci è fatta la proposta sarebbe sleale smettere di verificarla». È una cosa incredibile. Incredibile come dipende dalle esigenze della propria ragione. Un uomo così… io non l'ho mai visto! Fino a quando ci è fatta la proposta, non verificarla sarebbe slealtà. 

2. C'è una seconda serie di considerazioni. Stamattina è stato detto: «L'eco dell'avvenimento originale riaccade attraverso la sua umanità»; parlava di don Giussani. Di questa sua umanità il libro è pieno di postille, ci sono infinite postille di questa sua umanità e Savorana le ha raccolte tutte, e quindi sarà molto interessante andare ad incontrarle. 



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