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VITA GIUSSANI/ 2. Wolfsgruber: un'apertura mai vista di mente e cuore

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Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine d'archivio)  Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine d'archivio)

Testimonianza di Carlo Wolfsgruber sul libro di Alberto Savorana "Vita di don Giussani". Assemblea internazionale responsabili di Cl, 26 agosto 2013.

Ho conosciuto don Giussani nel '57, sui banchi della mia prima liceo classico (avevo 16 anni) e poi, in seguito, dieci anni dopo, nel 1967 nei Memores Domini. Debbo attestare che il "don Gius" che il libro di Alberto Savorana mi ha restituito è proprio il don Gius che ho conosciuto io, senza forzature fatte a scopo agiografico o censure fatte a scopo di difesa; è proprio lui, è proprio quello che ho conosciuto io. 

Di questo libro così ampio vorrei fare due serie di considerazioni molto brevi, se riesco, come spero.

1. La prima considerazione è legata a una frase che è stata detta ieri pomeriggio, mi sembra, una frase bella, mi è piaciuta molto: «Gesù accese l'accendino», e don Giussani accese l'accendino. Cosa vuol dire accese l'accendino? Non ha parlato del buio, non ha parlato della luce, ha semplicemente acceso qualcosa che produceva la luce; non è stato un insegnamento, è stata un'esperienza. Stamattina è stato detto – anch'io non riesco a dire quello che pur mi ero preparato, senza riandare a stamattina, perché stamattina è stato realmente, penso per tutti noi, un avvenimento da quelli da cui non si può tornare troppo facilmente indietro – stamattina è stato detto: «Quel "Maria!", quell'avvenimento che ha sconvolto quella donna per lei fu un di più di essere, un di più Maria». E questo è stato per me sempre il segno del divino, cioè che io, incontrando don Giussani e incontrando il Movimento, avevo effettivamente incontrato il Dio presente perché il "di più me stesso", l'essere me stesso era impossibile per me e non era certamente un gruppo, pur qualificato, pur anche umanamente molto interessante come Cl, che avrebbe potuto – io lo sapevo benissimo – che avrebbe potuto restituire me a me stesso come io non sarei stato mai capace. «Quel "Maria!", quell'avvenimento che ha sconvolto quella donna, per lei fu un di più di essere, un di più Maria; questo è ciò che è arrivato a noi attraverso l'incontro con il don Gius». 

Questo è stato detto stamattina. A me ha riecheggiato quello che nel libro è riportato del discorso che sempre Julián Carrón ha fatto al funerale di don Giussani. Carrón ha detto a un certo punto, rivolgendosi a don Gius: «Il tuo sguardo non potrà mai scomparire dai nostri occhi» perché quello sguardo attraverso cui ci siamo sentiti guardati da Gesù ha acceso l'accendino; non ci ha detto chi era Gesù, non ci ha spiegato chi era Gesù, non ci ha spiegato chi eravamo noi, ha acceso l'accendino. Spesse volte mi diceva: «Tu non avresti dovuto esserci qui in Cl. Tu, con il tuo carattere, tu non avresti dovuto esserci». Me l'ha detto diverse volte e io non ho mai pensato che fosse un'offesa, pensavo che fosse un'espressione affettiva, era come dire: guarda che tu sei qui non per una conseguenza di fattori antecedenti, ma perché preso da un'impossibile corrispondenza. 



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