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LETTURE/ La "luce sconosciuta" negli occhi dell'alpino Rigoni Stern

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(Immagine d'archivio)  (Immagine d'archivio)

Con un improvviso flashback, il racconto su sposta sulle nevi dell'Altipiano vicentino, dove sono in corso delle esercitazioni invernali, in cui sono impegnati degli allievi ufficiali. Il punto di vista diventa quello di un giovane, il quale, durante una discesa, si accorge di un'avvenente turista, caduta goffamente sulla pista, e si precipita giù "come un falchetto per aiutarla". Ma è lui a doversi scusare, dato che lei, "indispettita e crucciata" per la caduta, riprende la discesa senza nemmeno ringraziarlo. Ancora un salto temporale e l'incontro si ripete in un rifugio, dove la ragazza, rabbonita, finalmente si scusa; è l'occasione per il giovane di invitarla a una serata di ballo, prima di lasciare l'altipiano l'indomani. 

A sorpresa, la ragazza si presenta all'appuntamento: è una vera epifania. La guardiamo con gli occhi di lui: "Senza la tenuta da sci, ora, in quel vestito, appariva leggera, luminosa e sorridente". L'atmosfera è gioiosa e brillante, ma il giovane desidera un'intimità più raccolta: perché non approfittare della notte "bella e serena" e lanciarsi con la slitta sulle nevi immacolate? Di nuovo, la ragazza è esitante, ma come rinunciare a una sera così bella? Eccola dunque ricomparire, rivestita per affrontare il rigore invernale, mentre sorride "imbarazzata e un poco anche confusa". Un contadino, gentile, si offre come guida e fa schioccare la frusta: "…andava la slitta nella notte che rifletteva le stelle nei cristalli di neve, leggera scivolava come su una nuvola nel cielo". Il cavallo, sempre più veloce, infila una strada che si inoltrava nel bosco, mentre la sorgente luna "illuminava gli alberi sul dosso della montagna e la luce si diffondeva tra i rami carichi di neve". 

Lo sguardo del narratore si sposta ancora sulle nevi della steppa russa, per seguire gli uomini silenziosi e curvi sotto la tormenta. Le slitte sono ferme nella neve, nell'alba livida i soldati procedono verso il lontano miraggio delle isbe, forse il riposato porto del loro andare.

Ma di nuovo il racconto ritorna sulle amate montagne dell'altipiano e siamo trasportati dalla slitta sui cristalli luminosi della neve, in compagnia dei due innamorati. Vinta da quella bellezza, la ragazza si abbandona. "Il corpo di lei si era abbandonato contro il suo, la testa nell'incavo della spalla, le braccia in un reciproco abbraccio. Il suo respiro era leggero e sembrava quasi il respiro di una piccola bambina". 

La storia, inesorabile, ci riporta ad altre nevi, ben più tragiche. Il conducente è arrivato nel centro del villaggio e lì fa fermare la slitta. Adesso può scostare il telo e scorgere il volto dell'ufficiale ferito; trapela da esso "serena felicità, sorrideva e gli occhi socchiusi avevano una luce sconosciuta". Il conducente si avvicina e fissa quel volto. 



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