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PIETRO BARCELLONA/ Il cuore cristiano di un vecchio comunista

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Pietro Barcellona (Immagine d'archivio)  Pietro Barcellona (Immagine d'archivio)

È qui che l'originario comunismo etico di Barcellona assume una direzione teologica. "Approfondendo questo tema sono stato costretto a chiarire i rapporti fra teologia e politica, e tra il messianesimo e la speranza di una società di uomini liberi. Condivido la riflessione di Massimo Cacciari e quella di Mario Tronti dove si afferma con chiarezza che non può esserci spazio ulteriore per un pensiero teologico-politico senza affrontare il tema della trascendenza. Dopo il crollo del Muro di Berlino mi sono sentito fisicamente assediato dal non senso dell'esistenza. Perché non uccidere, non sfruttare, non seviziare, non torturare un altro uomo che ostacola comunque i tuoi desideri di godimento se non c'è una ragione ulteriore che istituisce il criterio per distinguere in qualche modo ciò che si può fare da ciò che non si può fare?". 

Barcellona realizzava qui alla lettera, nel suo iter esistenziale, quanto Augusto Del Noce auspicava nel suo ultimo articolo, L'impero è sacro, pubblicato su "Il Sabato" nel dicembre 1989: "Davanti all'evidenza della sconfitta, può darsi che una parte autorevole del pensiero comunista sia portata ad una rifondazione della critica dello spirito neoborghese, nella sua evoluzione recente; e in ciò al riconoscimento che la sola forza esistente capace di opporvisi sia il pensiero cattolico; e che questo comporti un radicale mutamento di rapporti tra cattolicesimo e comunismo". Conformemente a questa prospettiva Barcellona avvertiva l'urgenza di un'alleanza tra cattolici e sinistra storica di fronte alla "deriva antropologica" dell'Italia contemporanea, al dilagare della "cultura radicale", al relativismo etico che rischiava di egemonizzare la stessa sinistra dissolvendo e disperdendo la sua tradizione popolare, solidale. Da questa istanza era nato il manifesto a quattro mani, Emergenza antropologica. Per una nuova alleanza tra credenti e non credenti, firmato da lui, Sorbi, Tronti, Vacca, pubblicato su Avvenire il 16 ottobre 2011. 

Sul piano personale non si accontentava, però, del "pensiero" cattolico. La sua era una vera e propria ricerca esistenziale, religiosa. Era rimasto affascinato dalla riflessione di Julia Kristeva sul Dio in croce. "Le pagine della Kristeva sul Cristo sofferente" – scriverà nell'articolo dell'Unità – "mi hanno coinvolto e commosso. La mia non è una conversione, quindi, ma un processo lungo, aperto e tormentato. In questo processo mi è apparsa la possibilità di sentire la presenza fuori di te di qualcosa che ti sollecita soltanto a seguire un esempio di amore, nel quale l'alterità non è lo specchio illuministico dell'Io ma la pura condivisione di un'esperienza che si realizza principalmente sul piano dell'esistenza concreta e non su quello intellettualistico della razionalità". 



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