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PIETRO BARCELLONA/ Il cuore cristiano di un vecchio comunista

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Pietro Barcellona (Immagine d'archivio)  Pietro Barcellona (Immagine d'archivio)

Era affascinato dal "Cristo pasoliniano", dal testimone sofferente dell'amore. A lui aveva dedicato il suo Incontro con Gesù (Marietti 2010). Non erano le "ragioni" della fede che lo colpivano ma la presenza del Cristo crocifisso, immolato per amore del mondo. Questa, come mostrava nella "Postfazione" al libro di Ventorino, Luigi Giussani. La virtù della fede (Marietti 2012), era l'unica "ragione" del credere. Le altre, tutti gli argomenti classici della teodicea, non reggevano di fronte all'assurdità del dolore e della morte. Come scriveva in un articolo per ilsussidiario.net: "Dobbiamo interrogare la Chiesa sul perché il Dio che essa professa resta così indifferente alle tragedie della vita umana. […] La voce più forte che ho ascoltato in questi ultimi anni, in cui anch'io ho sperimentato il dubbio e la disperazione, è quella che viene da alcune grandi testimonianze artistiche che mostrano assai più di tante altre espressioni il senso tragico di un rapporto con Dio che non può essere perduto nella chiacchiera politica. Penso allo straordinario film Gli uomini di Dio in cui un gruppo di monaci vive l'esperienza della condivisione del dolore del prossimo e testimonia sino alla morte la fedeltà al messaggio di Cristo dell'amore oltre ogni limite. La sobrietà della vita dei monaci, la semplicità del loro comunicare sulle questioni di fede, la loro preghiera semplice e austera, l'intensità dei loro rapporti affettivi, la sobria bellezza della loro comunione, sono più eloquenti di qualsiasi omelia o di qualsiasi comunicato della Conferenza episcopale. La straordinaria consapevolezza del voler fare della volontà del Padre la misura di ogni condotta rende quei monaci incarnazioni viventi del Verbo dell'amore, dell'amicizia, della fraternità con i diversi e gli stranieri. Come sempre, l'exemplum di un'esperienza è il paradigma di vita che non si può tradurre in concetti astratti o in teorie sul bene e sul male. A chi non si è commosso vedendo i monaci allontanarsi nella neve sotto la spinta del mitra del terrorista che li conduce a morte, a chi non si è commosso vedendo queste fragili figure umane, piene di paura e di speranza, scomparire nel turbinio della neve, io penso che non ci sia nulla da dire". 

Per lui, che era diventato comunista per la commozione di fronte agli esclusi, questa era l'unica ragione della fede cristiana: la commozione di fronte ad una testimonianza umanamente irragionevole, gratuita, insondabile. Barcellona ha immaginato a lungo che il comunismo fosse lo strumento migliore per alleviare il dolore del mondo. 



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