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SPILLO/ Il "Grande Fratello" on line si ritorcerà contro di noi?

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Abbiamo quindi un duplice fronte. Quello del business aziendale e quello degli stati in nome della pubblica sicurezza. E' come se anziché un grande fratello, ce ne fossero due o se ci fosse un "Giano bifronte" dell'informazione. E in futuro questa situazione sarà ancora più spinta. Nella nostra vita stanno entrando, con nostra soddisfazione, sempre più strumenti che ci fanno vivere connessi e che in cambio di servizi comodissimi, acquisiscono informazioni su di noi. Pensiamo ovviamente a smartphone e tablet. "Cosa succederà" - si chiede Morozov - "tra cinque anni, quando tutti gli oggetti e i dispositivi diventeranno smart, cioè avranno dei sensori avanzati e poco costosi, e saranno collegati tra loro e con internet? Molti oggetti di questo tipo sono già in commercio, e molti altri lo saranno presto: forchette smart che misurano la velocità con cui mangiamo, spazzolini smart che controllano quante volte ci laviamo i denti, scarpe smart che ci dicono quando sono consumate... E poi, naturalmente, c'è lo smartphone che abbiamo in tasca e, presto, gli occhiali Google che porteremo sul naso".

Ovviamente, tutti questi oggetti aggiungeranno tessere al puzzle e dialogheranno tra loro per ottimizzare la visione d'insieme. Morozov ci invita a riflettere sul fatto che l'Europa, fino ad oggi, ha ritenuto che una legislazione ad hoc potesse essere la soluzione per bloccare la mercificazione delle informazioni. Ma questa visione partiva dalla concezione secondo la quale il cittadino non voleva mettere queste notizie private a disposizione di altri. In realtà, la pratica quotidiana rivela esattamente il contrario. Ogni giorno diamo ai social network, alle applicazioni e ai servizi on line, libero accesso alla nostra vita. Gli diciamo dove siamo, con chi siamo usciti, cosa stiamo mangiando, che musica stiamo ascoltando e tanto altro ancora.

"Lasciate perdere- è l'invito di Morozov - "le leggi: è solo con l'attivismo politico e con una robusta critica intellettuale dell'ideologia del 'consumismo informativo' che possiamo riuscire ad allontanare l'inevitabile catastrofe. Il consumismo informativo ha profonde conseguenze politiche e morali (...). Intellettuali e politici dovrebbero impegnarsi per rendere più vivide e chiare queste conseguenze. Dovremmo fare di tutto per contrastare l'apparente normalità economica dello scambio di informazioni. Considerarli 'solo affari' non basterà più".

Tutto questo ci deve far riflettere su quanto viviamo quotidianamente ed essere più consapevoli dello scenario e delle sue implicazioni. Con certi gadget tecnologici già oggi possiamo misurare e condividere in rete il livello di movimento fisico che una persona fa quotidianamente. E se un domani quelli che non utilizzano questi strumenti fossero penalizzati da un punto di vista assicurativo e sanitario perché ritenuti sedentari e quindi più predisposti ad ammalarsi? 



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