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LETTURE/ Von Balthasar e Claudel: l'io può rinascere nell'amore umano?

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Paul Claudel (1868-1955) (Immagine d'archivio)  Paul Claudel (1868-1955) (Immagine d'archivio)

Su questa impegnativa opera teatrale, ambientata nella cornice di un tardo Cinquecento gravitante intorno alla Spagna degli Asburgo, agli albori della rivincita planetaria della Controriforma, von Balthasar concentrò la sua predilezione per Claudel. Pubblicò nel 1939, a Salisburgo, la prima edizione della traduzione in tedesco della Scarpina di raso, unendovi una post-fazione che resta esemplare decifrazione in chiave teologica dei significati profondi delle creazioni letterarie della nostra epoca. Non meno di cinque volte nell'arco della vita von Balthasar ritornò sulla sua fatica di traghettatore linguistico, limandola con cura accanita in vista delle continue riedizioni che l'opera si meritò. E ancora nel pieno della maturità, a chi gli chiedeva quali fossero state le imprese di intellettuale che gli avevano dato più gioia, il teologo della mirabile Trilogia non esitava a rispondere inserendo fra le perle di cui andava fiero proprio la traduzione della Scarpina di raso

Nel 1943 ne promosse anche la messa in scena a Zurigo, prima che l'opera fosse rappresentata a Parigi. Ma già dalla fine degli anni Trenta von Balthasar era senza pudori nella sua apologia del testo claudeliano. Nella post-fazione del 1939, con una baldanza che sorprende scrive che la Scarpina di raso occupa un posto di assoluto rilievo "nella storia della letteratura mondiale". La coppia dei due innamorati che ne sono protagonisti, Rodrigo e Prodezza, secondo lui si colloca alla medesima altezza di Dante e Beatrice, di Tristano e Isotta, di Iperione e Diotima (i campioni di un romanzo oggi trascurato di Hölderlin). Anzi, agli occhi di von Balthasar, Rodrigo e Prodezza – lei così "bruciante, la peccatrice, la torturata", alla fine trasformata "in una fiammeggiante stella rapita nel soffio dello Spirito Santo" – oltrepassano tutti i loro precedenti poetici "per la concezione che essi hanno del loro amore".

Quali sono le ragioni ultime di questo fascino? Si può tentare almeno di abbozzarlo, mettendosi semplicemente sulle orme dell'interpretazione magistrale che ne ha dato lo stesso teologo svizzero. Fino a poco tempo fa il suo commento del 1939 era di difficile accesso, blindato da una lingua che non è delle più familiari. Ma a sessant'anni di distanza l'edizione nordamericana di "Communio" ne ha fornito una versione in inglese. E ancora in seguito, nel 2002, l'editrice Ad Solem di Ginevra ha trasfuso in un libro la vibrante post-fazione di von Balthasar, per le cure di Dominique Millet-Gérard, che vi ha unito una bella postilla di inquadramento (per l'Italia bisogna aspettare ancora: speriamo non troppo a lungo).

Per von Balthasar, Rodrigo e Prodezza sono "la prima coppia di innamorati cristiani della letteratura universale, in quanto la loro grande passione terrestre è fin dall'inizio abbordata come una questione religiosa". Al centro, si impone la forza travolgente dell'amore umano, visto nelle sue luci potenti come nelle sue ombre insidiose. 



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