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LETTURE/ Von Balthasar e Claudel: l'io può rinascere nell'amore umano?

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Paul Claudel (1868-1955) (Immagine d'archivio)  Paul Claudel (1868-1955) (Immagine d'archivio)

Nella logica di un realismo pienamente incarnato nella realtà del mondo, l'universo dell'eros non può essere ridotto a diabolica mascheratura dell'egoismo malato, che chiama soltanto a intervenire per schiacciare e reprimere, in forza di una "spiritualizzazione" dualistica. Tentazioni di fuga in questo senso non sono mancate nella storia plurisecolare del cristianesimo. Ma anche la precarietà più meschina dell'affezione trascinata dal desiderio istintivo dell'uomo non può annullare del tutto il sempre possibile riscatto dell'amore a strumento di rilancio dell'io, che lo spalanca alla vertigine della donazione per il tutto. 

Attraverso l'amore per l'altro da sé, l'io è costretto a uscire dalla prigione della sua solitudine e sperimenta la carica trasformatrice della fusione in un legame che, proprio in quanto spinto dalle ali delle sue radici umane, andando fino al fondo della sua natura più vera, può elevarsi a sacramento di riconciliazione, generando il ritorno all'unità del singolo con un tu che è l'emergenza più prossima del divino da cui l'essere instancabilmente fluisce. L'eros incardinato nella corporeità dei sensi, per quanto fragile e ambigua, si può ribaltare nella fiamma dell'agape che brilla nello splendore dei volti e fiorisce dalla tenerezza del cuore.

L'esito però non è mai scontato, ci ricorda von Balthasar sulla scia di Claudel. La riconversione in senso pienamente umano dell'affezione resa cardine della comunione tra i viventi contiene in sé l'energia dell'assoluto. Esige la consegna totale e definitiva. Vuole il per sempre, il sacrificio di perdersi per l'altro che diventa la via per il guadagno della verità, della bellezza e della soddisfazione più alte. Si coglie che è questo il veicolo che trascina al compimento della vocazione a cui ogni io è inclinato: non è sempre facile riconoscerla, si può anche resistere, ma alla fine il prezzo da pagare per il rifiuto sarebbe la sconfitta dell'aspettativa ultima che ci sorregge nell'esistenza. 

Per questo Prodezza non si può concedere a Rodrigo: è già sposata a un altro, le è stato affidato un compito che non può stare compresso nel cedere alle pulsioni del sentimento. Dona la sua scarpina alla Vergine, in modo che, se proprio dovesse cedere in futuro al richiamo del suo amore fuori posto, almeno si lanci verso il male "con un piede zoppo". Rodrigo, dal canto suo, è condotto a non legarsi all'unica donna che ama con tutto sé stesso. L'affetto impossibile verso di lei scava un vuoto di nostalgia bruciante per l'oltre-misura che non si può circoscrivere: diventa "l'esca di Dio". Lui non può più fermarsi al contingente che lascia tranquilli. Lo assedia l'infinito della totalità più imperiosa. È di fatto chiamato a offrirsi senza riserve per la conquista cristiana del mondo, oscillando come un gigante sempre in bilico tra le Americhe, l'Africa inospitale, la vecchia Europa e il lontano Oriente, al servizio di un potere assillante nei confronti del quale poi cadrà comunque in disgrazia, vittima di tenebrosi complotti di corte. 



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