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LETTURE/ Von Balthasar e Claudel: l'io può rinascere nell'amore umano?

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Paul Claudel (1868-1955) (Immagine d'archivio)  Paul Claudel (1868-1955) (Immagine d'archivio)

"1 gennaio. Il tempo è un poco migliorato. Viaggio a Einsiedeln con il padre Urs von Balthasar, traduttore qualificato delle mie opere, gesuita molto distinto. Einsiedeln: prodigiosa grotta paradisiaca, nudo mazzo di fiori architettonico, un paradiso d'oro, d'immaginazione e di colore; dell'oro che ricade su di noi in rotondità blu e rosa…". 

Siamo all'inizio del 1946 e il brano è tratto dal diario di Paul Claudel. L'autore dell'Annuncio a Maria vi fissa lo stupore provocato dall'immersione nella magica atmosfera della grande abbazia-santuario in piena Svizzera, avamposto ardito della fede mariana nelle terre raggiunte dalla Riforma protestante. Se magnifico è il senso di armoniosa bellezza che trasuda dal barocco benedettino di Einsiedeln, ancora più invidiabile diventa il ricordo che possiamo associare all'evento nel momento in cui prestiamo attenzione alla compagnia di cui poté vantarsi quel giorno il massimo poeta della Francia cattolica del Novecento: al suo fianco troviamo un ancora giovane von Balthasar, appena quarantenne ma già avviato a una brillante carriera di vulcanico studioso, dagli interessi iniziali per la letteratura, la filosofia e la pratica della musica ormai approdato, sotto la guida della Compagnia di Gesù, agli sterminati orizzonti di una teologia restituita alle fonti originarie della fede cristiana, nutrita dalla fame di santità e dal fervore di uno sguardo aperto sul centro del mistero che è (come egli lo volle esaltare) il "cuore del mondo".

Claudel e von Balthasar erano entrati in contatto da alcuni anni, attraverso i libri e il comune amore per la bellezza tradotta nelle forme della scrittura letteraria. Probabilmente l'inizio si collega al trasferimento nello studentato gesuitico di Fourvière, a partire dal 1933, quando insieme a de Lubac e alla scoperta dell'inesauribile tesoro vivente dei Padri della Chiesa dei primi secoli von Balthasar fa la conoscenza delle opere dei grandi autori francesi contemporanei, legge Péguy (che diventerà un altro dei suoi grandi amori), si appassiona a Bernanos e a Mauriac. 

Claudel si installò subito ai primi posti nella gerarchia delle preferenze. Von Balthasar si mise a esplorarne a fondo le opere. Le commentò e le riprese incessantemente nel corso del proprio lavoro creativo sul pensiero cristiano. Si piegò a un'immedesimazione che partiva dal desiderio di assaporare i doni del suo moderno Virgilio gustandolo parola per parola, fino a renderlo disponibile nella propria lingua madre tedesca. Noi oggi siamo probabilmente abituati ad associare il nome di Claudel al dramma commovente di Violaine e di Pietro di Craon. Ma per von Balthasar e una critica pressoché unanime il capolavoro del poeta francese è piuttosto La scarpina di raso



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