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LETTURE/ Vito Mancuso, lo strano "teologo" che sostituisce Dio con se stesso

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Se poi si vuole ritrovare un teologo di riferimento, sottotraccia spunta Karl Rahner, limitatamente alla teoria dell'io "trascendentale" che ritrova in se stesso la forma del divino, quasi anticipazione e sostituzione della rivelazione. Si vede riaffiorare anche una vena del fiume modernista, richiamato con quell'insistenza sul potere del sentimento che detta legge all'agire dell'uomo. Si individuano strati di new age, venati di panteismo; quasi una nuova gnosi contrapposta alla fede e alla teologia. Constatazioni che spengono la prima impressione di avere sottomano un testo almeno originale. 

Mancuso insiste sulla libertà personale e sulla ricerca del bene e della giustizia. Valori enormi e preziosi. Che tuttavia vengono lasciati in balia dell'arbitrio personale. Certo, egli vede e esalta una libertà aperta e relazionale. Ma proprio questo conferma che il nostro autore ha sostituito Dio con il suo proprio io, giudice e centro del mondo. Un'operazione di sganciamento e di sostituzione cominciata già con Adamo ed Eva. Ma Mancuso non crede al peccato originale. Crede tuttavia al cuore dell'uomo, alle sue esigenze e potenzialità. Forse un'ultima onestà potrà condurre il nostro autore ad aprire il suo cuore e la sua mente al cuore e alla mente del Dio personale, che gli viene incontro nella figura del Figlio incarnato, Gesù.  



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COMMENTI
18/09/2013 - Mancuso (Carla D'Agostino Ungaretti)

Non leggerò mai il libro di Vito Mancuso, ma mi fido ciecamente del giudizio del suo recensore e allora mi permetto di dire la mia. Che cosa aspetta Mancuso a diventare protestante o, meglio ancora, ad aderire a una di quelle sette che si aggiustano la Parola di Dio a seconda di come fa loro comodo? Non si rende conto che contestare la dottrina cattolica come fa lui, sia pure dall'alto della sua erudizione, è un peccato di superbia? E la superbia non è il peccato di Lucifero? Ma dopotutto non ce l'ho tanto con lui, che in fondo è solo un povero peccatore, come siamo tutti; ce l'ho di più con la Gerarchia che dovrebbe pubblicamente ammonirlo per il male che fa alle anime più sprovvedute, o di fede più debole, e non lo fa.