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LETTURE/ Vito Mancuso, lo strano "teologo" che sostituisce Dio con se stesso

Vito Mancuso si definisce cattolico. Peccato che tutto il suo pensiero dica il contrario della fede. ANGELO BUSETTO su "Io e Dio", un libro del teologo di Scalfari e di "Repubblica"

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Cosa resta di una teologia che afferma: non possiamo conoscere l'esistenza di Dio, Dio non è né persona né tre persone; i dogmi cattolici sono delle imposizioni autoritarie; il Magistero della Chiesa ha solo represso la libertà e prodotto danni; il fondamento del cattolicesimo è il potere ecclesiastico. Cosa resta? Ancora. La storia raccontata dalla Bibbia? Sono tutte favole indimostrabili. Gesù Cristo? Sarà anche esistito, ma non ditemi che è risorto, con tutte quelle contraddizioni dei racconti evangelici. E via di seguito, in un affannoso, puntiglioso, a tratti amaro e ironico tentativo di demolire a brano a brano l'impianto della fede cristiana, con evidenti forzature e fraintendimenti. Che cosa resta dunque delle due grandi parole del titolo di copertina, Io e Dio? (Vito Mancuso, Io e Dio, Una guida dei perplessi, Garzanti 2011-13, pp 488). Resta solo l'io, sorgente e misura di tutto. L'io pieno di domande e pretenzioso di risposte, l'io che dentro di sé cerca e costruisce l'immagine di Dio, esige e formula la morale del bene, sulle ali della libertà personale. Leggendo una ad una le quattrocentocinquanta pagine del libro, cresce man mano la percezione che il secondo termine – Dio – svanisca fino a sparire del tutto, e il primo – Io – emerga come una piovra che invade tutto lo spazio dell'essere.

Avevo cominciato la lettura di questo volume con fiducia. I libri che ti regalano li devi poi anche leggere, e ci vedevo un'opportunità. Magari – pensavo – dirà con più acutezza alcune cose, scioglierà certe incrostazioni della teologia, avanzerà dubbi, difficoltà, contestazioni, rivendicazioni, ma - vivaddio – la fede cristiana sarà bene la stessa: Dio-Trinità, Cristo, Chiesa, Uomo, Morale. Il nostro si proclama teologo cattolico, ricorda di essere stato in seminario; ha studiato teologia, è molto erudito, eccetera eccetera. Mancuso scrive: "Qualcuno ogni tanto mi chiede come mi possa ancora definire cattolico". Risponde di dichiararsi cattolico e voler rimanere tale "perché sento e so che la Chiesa cattolica è la mia comunità, la mia chiesa". Racconta della madre, delle suore che l'hanno educato, della maestra delle elementari, di alcuni preti e vescovi.

Ma il suo percorso va in direzione contraria. Pare una ritorsione, come dovesse ad ogni costo "fargliela pagare" a questa Chiesa, di cui parla solo per denunciarne incoerenze teoriche e pratiche, spazzando via non solo Bibbia, Vangeli inclusi, ma autori come Agostino e Tommaso, per non dire di Papi e Concili. Ci sono molte citazioni di filosofi e scienziati di tutti i tempi, ma su tutti domina Kant. Non è Kant a descrivere una religione "nei limiti della ragione"? Non è Kant a costringere la religione nei limiti di una morale che sorge dall'uomo? 


COMMENTI
18/09/2013 - Mancuso (Carla D'Agostino Ungaretti)

Non leggerò mai il libro di Vito Mancuso, ma mi fido ciecamente del giudizio del suo recensore e allora mi permetto di dire la mia. Che cosa aspetta Mancuso a diventare protestante o, meglio ancora, ad aderire a una di quelle sette che si aggiustano la Parola di Dio a seconda di come fa loro comodo? Non si rende conto che contestare la dottrina cattolica come fa lui, sia pure dall'alto della sua erudizione, è un peccato di superbia? E la superbia non è il peccato di Lucifero? Ma dopotutto non ce l'ho tanto con lui, che in fondo è solo un povero peccatore, come siamo tutti; ce l'ho di più con la Gerarchia che dovrebbe pubblicamente ammonirlo per il male che fa alle anime più sprovvedute, o di fede più debole, e non lo fa.