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TOLKIEN/ Un Mito inesauribile che ci fa domandare come bambini

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John Ronald Tolkien (Immagine d'archivio)  John Ronald Tolkien (Immagine d'archivio)

Tolkien come critico della modernità, dunque, del mondialismo, della omologazione massificante, a cui contrapponeva la cultura dell’appartenenza e del radicamento. In una società multietnica e multiculturale come quella della Terra di Mezzo, i piccoli hobbit difendono la loro Contea, il loro piccolo mondo pacificamente rurale e ricco di tradizioni. Questa avversione di Tolkien per le brutture e gli errori della modernità non è ideologica poiché è realistica, non nasce, cioè, da un idea di mondo, o da un progetto più o meno utopico su di esso, ma dalla constatazione della natura e della condizione umana, segnata indelebilmente dalla Caduta (in termini cristiani dal Peccato Originale), talché il Nemico da battere è sì l'avversario malvagio (Sauron o Saruman) ma è soprattutto il male che si annida infido in ciascuno di noi.

Il ritorno al Bello e al Vero auspicato dallo scrittore di Oxford venne realizzato da lui attraverso il ricorso e il ritorno al Mito, per ridare sanità e santità all’uomo moderno. "Il mito è qualcosa di vivo nel suo insieme e in tutte le sue parti, e che muore prima di poter essere dissezionato", disse Tolkien parlando ai suoi studenti di una delle sue opere preferite, il Beowulf.

Il mito è necessario perché la realtà è molto più grande della razionalità. Il mito è visione, è nostalgia per l’eternità. Il termine "Mito" etimologicamente significa "parola", e singolarmente sembrerebbe essere un sinonimo di logos, termine al quale in realtà viene spesso contrapposto. Ci permettiamo invece di azzardare una complementarietà delle due espressioni, con sfumature significativamente diverse: il Mito è la parola di chi domanda, è la ricerca, il grido dell’uomo che chiede un significato per la sua esistenza e per il cosmo. Il Logos è la parola che è risposta. Il Mythos presuppone un Logos, così come ogni domanda vuole una risposta. L’uomo è tale se fa domande, se chiede, se cerca. Il Mito porta, di domanda in domanda, alla risposta, al Logos, che è una parola del tutto particolare - è il verbo, ovvero il significato ricercato, atteso, desiderato. 

Bisogna dunque guardare a Tolkien non come ad un esponente di un genere letterario "di nicchia", la Fantasy, ma come ad un vero e proprio classico, come l’Omero cristiano del ‘900.

Così, a distanza di quarant’anni, potremmo dire che davvero Tolkien è più vivo che mai, nei suoi capolavori, nel mondo di appassionati che continua a seguirlo, nei nuovi lettori che è sempre in grado di conquistare.



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