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LETTURE/ Attenti a chi vuole "separare" la Grecia dal cristianesimo

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Werner Jaeger (1888-1961) (Immagine d'archivio)  Werner Jaeger (1888-1961) (Immagine d'archivio)

Ma lo stesso metodo non può essere applicato alle opere di Jaeger, del quale ci interessano il pensiero, la ricerca appassionata della verità, l'indagine sul rapporto fra cristianesimo e pensiero greco, che egli conduce con atteggiamento da storico «come si addice a un filologo classico». 

Occorre distinguere fra ciò che uno scrive e ciò che pensa: nel primo caso lo scritto è oggettivo, nel secondo si tratta di un infruttuoso processo alle intenzioni. Per questo giudicare l'opera di Jaeger non equivale a conoscere quale fu il suo rapporto con la politica, il suo impegno come protagonista del Terzo Umanesimo, la dura battaglia per la difesa degli insegnamenti umanistici contro l'invadenza della tecnocrazia. Di fronte alla questione sempre aperta fra mondo classico, in particolare greco (Humanismus) e cristianesimo (Christentum) Jaeger conclude che il cristianesimo trovò già edificata una costruzione all'interno della quale poté costruire una propria identità culturale né sarebbe stato possibile costruirne una nuova (lettera 28.4.1930 in possesso di W.M. Calder III). È questo – e non altro – comunque si voglia indirizzare il discorso, ciò che Jaeger ha scritto e voluto dire. Lasciando da parte le polemiche annose e ormai vuote sulla ellenizzazione del cristianesimo ovvero sulla possibilità di deellenizzarlo (si tradurrebbe, nei fatti, in una decristianizzazione, impossibile ormai perché il cristianesimo affondò le sue radici culturali nel terreno della civiltà classica e questo, come tutti i fatti storici, è irreversibile), considerando il fatto che solo questo era possibile e solo questo accadde, la tesi di fondo di Jaeger, ridotta in sintesi, è che la novità di Cristo sostituisce la paideia greca con la nuova paideia cristiana, senza discontinuità. 

Questo fatto – detto con brutta parola "continuismo" – è in altre parole l'affermazione dell'impossibile discontinuità fra il pensiero greco e la formazione del pensiero cristiano, che da lì attingeva concetti, parole, esperienze per esprimere la propria verità, fondata sul messaggio biblico; Platone – per fare un esempio della vicinanza del pensiero greco ai fondamenti del pensiero cristiano – riteneva che l'unica speranza per gli uomini di conoscere la verità fosse una zattera gettata dalla divinità (Fedone 85 c-d), cioè la rivelazione del Mistero. 

Tutto questo prescinde dalle esigenze di pre-conoscenza, che non sembrano, a mio avviso, prioritarie per una lettura adeguata di Jaeger. È invece sui contenuti – dei quali dirò, con dispiacere, che non vengono presi in considerazione da Bossina – che va imperniata la lettura di Cristianesimo primitivo e paideia greca e, per quello che conosco, anche delle altre opere di Jaeger, il quale aggiunge che l'incontro fra pensiero greco e cristianesimo «non era un semplice caso» ma la «necessità intrinseca di un avvicinamento tra la fede biblica e l'interrogarsi greco», come appunto il Fedone platonico dimostra. 



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