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LETTURE/ Attenti a chi vuole "separare" la Grecia dal cristianesimo

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Werner Jaeger (1888-1961) (Immagine d'archivio)  Werner Jaeger (1888-1961) (Immagine d'archivio)

Un recente articolo di Luciano Bossina comparso il 5 settembre scorso su ilsussidiario.net (Da Omero al Cristianesimo: cosa c'è davvero nelle pagine di W. Jaeger?) pone implicitamente la domanda se sia indispensabile – come ritiene l'Autore dell'articolo – il corredo di conoscenze storiche, letterarie, filosofiche ed altro per intraprendere utilmente la lettura di un testo. L'oggetto in questione, da cui parte la lunga e dotta disamina dell'autore, è l'ultima opera di Werner Jaeger, Cristianesimo primitivo e paideia [formazione] greca (edizione originale inglese 1961, anno della morte di Jaeger; traduzione italiana 1966; nuovamente pubblicato da Bompiani nel 2013 nella Collana Il pensiero occidentale). 

L'opera di Jaeger, uno dei maggiori filologi classici del secolo scorso, si presenta, pur nell'apertura a prospettive future, come un lungo e meditato congedo dagli studi condotti fino allora nel corso di una intensa attività di ricerca e una non meno brillante carriera universitaria: nel 1914 (era nato nel 1888) fu chiamato a Basilea a ricoprire la cattedra che era stata di Nietzsche, nel 1921 succedette a Wilamowitz nell'Università di Berlino.

Gli studi di Jaeger vertono soprattutto sulla formazione dell'individuo nel mondo greco. La sua opera maggiore, giustamente famosa, giudicata dai più uno dei capisaldi della scienza dell'antichità classica e della filologia tedesca (a parte qualche malevolo giudizio di altri studiosi in patria e fuori di essa), è Paideia. La formazione dell'uomo greco, in 3 volumi (1934-1944). 

Dopo questa premessa veniamo alla questione posta sopra. 

Conoscere a fondo un Autore del mondo antico, per esempio uno storico romano, facendolo riemergere dal passato con indagini sulla sua origine, attività di pensiero, passione politica, speranze, tradimenti ecc., è indispensabile per una lettura non superficiale delle sue opere e per valutarne l'attendibilità, poiché, diceva Hermann Bengtson, gli storici romani (i greci avevano appreso la lezione di Tucidide) continuavano per conto loro, nelle opere elaborate "a tavolino", le battaglie iniziate nel Foro. Di qui la scarsa affidabilità di molti autori e storici di Roma, soprattutto degli annalisti del I secolo a.C. Ogni elemento utile a ricostruire il background culturale, politico e letterario in un caso del genere ci avvicina alla personalità dello storico, ben sapendo che ogni Quellenforschung (ricerca, analisi delle fonti) comporta correzioni e miglioramenti (se possibile) rispetto al passato. Pertanto sarebbe sbagliato accontentarsi di un prodotto "effimero" cioè senza aver vagliato e analizzato quanto più è possibile relativamente all'opera che si studia. 

Questo vale, ad esempio, per la ricostruzione storica e, se vogliamo, per ricostruire il pensiero dello storico se ha avuto interessi di parte da difendere: anche oggi, del resto, la ricostruzione storica è spesso ideologica e a farne le spese è la verità, a meno di non sostituirla con la categoria del "relativismo storico", in definitiva la confusione delle lingue. 



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