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PAPA/ Che differenza c'è tra la "coscienza" di Francesco e quella di Scalfari?

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Caravaggio, Sacrificio di Isacco, particolare (1598) (Immagine d'archivio)  Caravaggio, Sacrificio di Isacco, particolare (1598) (Immagine d'archivio)

Gesù è nato e vissuto, morto e risorto per questo, per fare di questa figliolanza la nuova carne del mondo. È un grande dono rendersi conto che questo riplasma l'intero ordine dei principi più veri e dei valori più sacri, perché reinscrive tutto nello spazio divino della relazione e della relazione generativa in Dio (Dio è Padre) e nell'uomo (figlio nel Figlio). 

Per questo il papa conclude affermando che «bisogna intendersi bene sui termini e, forse, per uscire dalle strettoie di una contrapposizione [coscienza e verità, verità relativa e verità assoluta, ecc.] reimpostare in profondità la questione. Penso che questo sia oggi assolutamente necessario» per un dialogo sereno e costruttivo. 

Le contrapposizioni diventano laceranti, se non le si ritrova come polarità interne a una più radicale relazione che le unisce. La verità stessa diventa un'incombente oggettività se la si "slega" dalla relazione di cui è fatta. E tutto nel cristianesimo − si può dire − diventa statico e antinomico, se non lo si colloca nella "logica" divina della relazione che Dio è in sé e per l'uomo: «ora − dice il papa −, la verità, secondo la fede cristiana, è l'amore di Dio per noi in Gesù Cristo. Dunque, la verità è una relazione!». 

È questa novità sconvolgente e pacificante il "cuore" di tutte le nostre questioni e la sorgente di una inedita intelligenza della realtà.



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