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ABORTO E GAY/ Cottier: papa Francesco non sta col "mondo"

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

In quel passo il papa si riferisce ai precetti morali. Il magistero della Chiesa è un magistero pastorale; anche questa è dottrina, ma dottrina può significare anche dottrina teologica. La teologia è un sapere umano che si inoltra nel contenuto della fede il quale è inesauribile per il teologo che compie questo sforzo in armonia con l'insegnamento della dottrina. La Chiesa ha raccomandato alcune teologie, ma non ha mai fatto di una teologia un dogma di fede. La stessa pluralità delle teologie esprime il fatto che la profondità della fede trascende sempre il pensiero umano: lo sforzo umano dà i suoi frutti, ma è per sua natura limitato.

Si lega a questo il discorso sul discernimento di cui parla papa Francesco?
Certo. Si può dire anzi che tutta l'intervista è leggibile sullo sfondo della grande dottrina del discernimento.

Perché secondo lei avrebbe una parte così importante?
Tutto quello che il papa dice è per la Chiesa universale, è vero, ma il dialogo comincia sulla vocazione dei gesuiti. Una chiave di interpretazione sta nell'insegnamento di sant'Ignazio di Loyola sul discernimento. È un lavoro che la persona deve fare per capire qual è la volontà di Dio su di lei e qual è la scelta da compiere. Inoltre la fedeltà alla verità evangelica obbliga il cristiano a discernere quello che è compatibile con la parola di Dio e quello che non lo è.

In questo papa Francesco sembra spingersi molto avanti. Non suona strano che un Pontefice parli, sia pure seguendo sant'Ignazio, dell'essere "Dio in tutte le cose"?
Che non sia una visione panteista, il papa lo dice subito. Ha un significato temporale: "il Dio 'concreto', diciamo così, è oggi". Per forza: se Dio non è presente, semplicemente non è. Dice poi che "incontrare Dio in tutte le cose non è un eureka empirico": vorremmo che così fosse, ma non è possibile.

Il papa dice però che "in questo cercare e trovare Dio in tutte le cose resta sempre una zona di incertezza": esiste un relativismo che fa bene alla fede?
Sì, perché ci sono cose relative. Nel mondo non c'è il determinismo totale. Una scelta umana è sempre imposta dal relativo: quando devo scegliere, se si tratta con chiarezza del bene e del male capisco subito quale dev'essere il mio impegno, ma in molti casi se un bene è migliore o minore di un altro, sotto certi aspetti ha dei vantaggi e secondo altri non ne ha. Parlo naturalmente di una scelta estranea alla sfera del peccato. Ebbene, tutto questo implica una contingenza e una relatività che sono lo spazio della nostra libertà.

Dunque il senso del relativo di cui parla il papa non è relativismo.



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COMMENTI
23/09/2013 - commento (francesco taddei)

però nelle varie chiese della mia città durante l'omelia non sento mai parlare di peccato. e se i principi non negoziabili possono essere messi da parte...visto che molti di mestiere fanno i travisatori delle parole del papa, si faccia attenzione e si spieghi bene.