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ABORTO E GAY/ Cottier: papa Francesco non sta col "mondo"

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Assolutamente no. Relativismo è sottomettere al relativo ciò che è assoluto. È dire: non c'è niente che non sia relativo. La conseguenza è dire che lo spirito umano non è capace di verità. Ma già questa tesi è contradditoria, perché dire "tutto è relativo" è una proposizione che si concepisce come necessaria, cioè valevole sempre, a dispetto del suo enunciato.

Un passaggio sorprendente è là dove dice che "la visione della dottrina della Chiesa come un monolite da difendere senza sfumature è errata". Com'è possibile?
Ritroviamo il discernimento. All'interno dell'insegnamento della Chiesa ci sono dei gradi, delle differenze, ma se non si usa discernimento, si rischia di fare dell'insegnamento della chiesa quasi una macchina da guerra. È quello che accade quando viene meno, come dice il papa, la misericordia, l'amore per la persona.

"Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi" dice Francesco. Questo passaggio è stato accolto con enfasi dai media, che hanno parlato di "apertura". Condivide? 
C'è una morale cristiana, ma il cristianesimo non è una morale. Prima vengono le verità della fede, e l'essenziale della fede sono i suoi misteri, quelli che parlano di Dio, dell'incarnazione e della redenzione, il resto − le regole di vita − sono obbliganti per la coscienza ma non sono allo stesso livello. La rivelazione più grande è l'amore di Dio per noi: Dio ci ama. L'uomo però ha anche coscienza del peccato: e se c'è il peccato, c'è una legge morale che illumina la coscienza sul bene e sul male. Il problema viene dal fatto che se l'insegnamento e la predicazione mettono l'accento esclusivamente sui precetti, la mentalità contemporanea ha buon gioco nel vedere in essi solo una morale del "no". Ma la fede è innanzitutto una morale del "sì", quella dell'adesione del cuore a Dio. I primi due comandamenti sono l'amore di Dio e l'amore del prossimo.

Dove sta allora la preoccupazione del papa?
Nel dirci che Dio non è l'applicazione di una legge, un'astrazione nella quale siamo costretti ad entrare a viva forza: Egli ama ognuno di noi, perché per ognuno di noi ha dato Suo Figlio. Se una persona ha subìto un aborto, forse è perché era condizionata dalla pressione dell'ambiente e dalla miseria; la Chiesa non può limitarsi a ricordarle i principi, deve capire il suo cammino, se c'è il peccato aiutarla a uscire dal peccato, se è vittima aiutarla a portare la gravissima ferita che ha dentro. Papa Francesco, in ogni suo gesto, è un bellissimo esempio di questa misericordia.

(Federico Ferraù)




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COMMENTI
23/09/2013 - commento (francesco taddei)

però nelle varie chiese della mia città durante l'omelia non sento mai parlare di peccato. e se i principi non negoziabili possono essere messi da parte...visto che molti di mestiere fanno i travisatori delle parole del papa, si faccia attenzione e si spieghi bene.