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IL CASO/ Brigitte Höss e Jennifer Teege: cosa vuol dire essere "figlie" di nazisti?

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Ecco, di fronte alla storia di Jennifer, quella di Brigitte ci chiede di portare un macigno non meno impegnativo di quello che ci hanno lasciato le vittime. Anche la sua memoria è significativa: per rammentarci come sia poco naturale e per nulla scontato non solo il ricordo, ma anche l'idea, ad esso sempre correlata, dell'irripetibilità assoluta o dell'anormalità profonda di ciò che è stato. Paradossalmente, e dolorosamente, sembra più facile l'opposto, specialmente se ci caliamo nella presunzione di innocenza che solo l'infanzia può sempre preservare. In verità, la storia di Brigitte è la prova drammatica che l'inspiegabile e il terribile sono dentro di noi, in quell'invariabile conflitto, che è psichico e collettivo al contempo, su ciò che è bene e su ciò che è male. E che la nostra scelta è sempre decisiva.



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