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LETTURE/ Ada Negri, il "segreto" del tempo

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Ada Negri (1870-1945) (Immagine d'archivio)  Ada Negri (1870-1945) (Immagine d'archivio)

Infatti l'esito di questo rapporto è incredibile: «Non t'ho perduta. Sei rimasta, in fondo / all'essere. Sei tu, ma un'altra sei: / senza fronda né fior, senza il lucente / riso che avevi al tempo che non torna, / senza quel canto. Un'altra sei, più bella. / Ami, e non pensi essere amata: ad ogni / fiore che sboccia o frutto che rosseggia / o pargolo che nasce, al Dio dei campi / e delle stirpi rendi grazie in cuore» (Mia giovinezza). Abissale questa indifferenza all'avere, questo bastare del dare, che non vuole niente indietro, né una corrispondenza né, almeno, un grazie. 

Che strano, questo scoppio di gratitudine. Che non è ingenuo, perché sboccia come un fiore nel campo del dramma e del male, dentro una battaglia che ha lasciato i segni. Ma è un fiore che, davvero, non si può strappare. Perché non è "mio", non è stato seminato, insomma non è nato per uno sforzo di volontà. Esige rispetto, proprio perché è stato dato. Alla domanda tutta personale e tremante dell'adolescenza («"Non verrà mai / un meriggio che sia senza tramonto?" / E quando il sole, al suo sparir, all'orlo / della cimasa mi diceva "addio", / sempre quel dubbio m'assaliva: "O luce, / e se domani non tornassi più?"»), a questa domanda disarmante, ma tutta umana, smisuratamente umana, la risposta è venuta da fuori. Come un bene che non si cancella mai: «Fedele, ogni alba, a me tornò la luce / lungo il fiume degli anni; e fu il mio bene / più grande: il bene che non si cancella / mai, per volger di tempo e di vicende» (Il sole sul muro). La realtà, ripresentandosi ogni mattina, offrendosi ancora una volta allo sguardo, non l'ha mai tradita. La sua speranza si è offuscata ma, fedelissima, l'alba tornava ogni giorno a riprenderla. Ed è per questo che Ada Negri può gridare quel «mio», alla puntualità con cui si riaffaccia l'alba e alla sorpresa con cui riesplode la giovinezza: perché nulla è tanto nostro come quello che non facciamo noi, che non ci diamo noi, ma che risponde a una domanda che è tutta, intimamente, nostra. E a cui non sapremmo mai risponderci.



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