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LETTURE/ Ada Negri, il "segreto" del tempo

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Ada Negri (1870-1945) (Immagine d'archivio)  Ada Negri (1870-1945) (Immagine d'archivio)

Non t'ho perduta»: così poté dire Ada Negri alla sua giovinezza. Aveva, in quel momento, settant'anni. 

Eppure molte volte le era sembrato di averla persa. Come quando, sulla quarantina, si voltò a riguardare la sua adolescenza, quando si sentiva «frutto che attendeva il morso. / Oh, vivere la piena vita!... Oh, fra le / avide mani stringerla, per sete / di spremerne ogni succo, ed anche il male, / e le più aspre verità segrete!...». Quell'impeto di pienezza sembrava indistruttibile. Partire dal suo paese, tuffarsi nel mondo, avrebbe compiuto il suo sogno entusiasta: «Vide paesi, vide ampie città. / Pulsar sentì nel suo fraterno cuore / il cuore enorme dell'umanità. / Le parve d'esser cento e d'esser mille». Ma, chissà perché, la promessa non fu mantenuta e, chissà quando, la giovinezza se n'era andata: «Ma a poco a poco si trovò smarrita, / né seppe come. – Ognuno era scomparso. – / Si trovò sola, a mezzo della vita, / fra le sterpaglie d'un campo riarso»

Come avrebbe potuto far ritornare quel tempo perduto? Chi potrebbe ridarsi gli occhi un tempo infiammati di speranza? «Ora vorrebbe, ma non può tornare / al tempo di sua fiera adolescenza». La giovinezza non si mantiene per forza di volontà, per autoconvinzione, perché lo si decide o ce lo si propone. E basta essere sinceri per affogare nella vergogna: «Che direbber, vedendola, i cancelli / arrugginiti?... "Ohimè, come diversa!... / Sei tu colei che aveva occhi sì belli, / labbra sì rosse, e qui tra fronda e fronda / crebbe, ed il lembo del suo cielo scorse?"» (Il giardino dell'adolescente).

Irriconoscibile, così lontana dallo slancio con cui era venuta al mondo; in fondo in fondo, sola. La solitudine diventa una scorza, a cui poco a poco ci si abitua, perché tanto non c'è niente da fare, non c'è nessuno che possa travolgerla: «Non gridi / "Son sola" per chiamar chi ti s'accosti / e t'accompagni. Forse uno verrebbe / se lo chiamassi: o, se tu andassi a lui, / nel suo sorriso leggeresti il cuore. / Ma non lo vuoi. Non credi più. Non sai / più abbandonarti alla tremante luce / della speranza». La giovinezza si perde, appunto, così: quando si allenta la speranza, e il cinismo la soppianta; quando non c'è più niente da chiedere o, peggio, quando non c'è più qualcuno a cui chiedere, e ci si rassegna alla propria condizione. 

Indipendentemente dall'età, uno è vecchio quando considera eccessive le domande e illusorie le risposte: «Ancora illuderti potessi / d'essere creatura necessaria / ad altra creatura, e quella a te! / Posare il capo su la spalla d'uno / che di te tutto sappia, anche le colpe, / e tutto ami, anche il male, anche i crudeli / segni del tempo; e tutta ti raccolga / nelle sue braccia!» (Deserto). 



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