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ALVARO MUTIS/ Il maestro che insegnò le "favole" a García Márquez

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Alvaro Mutis (1923-2013) (Immagine d'archivio)  Alvaro Mutis (1923-2013) (Immagine d'archivio)

Ci sono scrittori con uno stile così deciso e potente che diventano impossibili da imitare. Borges è uno di essi; altro, Gabriel García Márquez. Scrivere a partire da loro è una condanna all'epigonismo, alla ripetizione, alla banale mimesi. Altri, invece, incitano alla scrittura, sono stimolanti inviti alla creazione letteraria. Uno di questi è Julio Cortázar, non per niente lo scrittore più significativo per la generazione denominata il "post boom". Meno conosciuto, più di nicchia, il colombiano Álvaro Mutis non solo fu una miniera di trovate letterarie, ma diventò anche una sorta di mecenate per molti scrittori giovani.

Nato a Bogotà nel 1923, si trasferì bambino, seguendo la sua famiglia, a Bruxelles. Da lì una forte impronta europea nella sua cultura di base, una forte nostalgia della raffinatezza e la complessità, e la professione di strampalate idee politiche. Tornato in patria e non trovando negli studi accademici una grande soddisfazione, cominciò, come tanti altri scrittori, una doppia vita: da una parte, manager scaltro e di successo presso grandi multinazionali americane; d'altra, noto bohemien, poeta e romanziere. Uomo di mondo, di grande simpatia e modi eleganti, fece amicizie altolocate e frequentò i principali circoli letterari del Messico e della Colombia.

È molto conosciuto il suo legame con Gabriel García Márquez. Se questi ebbe un maestro riconosciuto e vicino, il maestro fu Álvaro Mutis.  L'autore di Cent'anni di solitudine racconta il suo maggior debito letterario: non appena arrivato in Messico, vide apparire il Mutis, che brandiva un piccolo libro in mano. "E questo che devi leggere!", esclamò, depositando nelle mani del futuro premio Nobel un esemplare di Pedro Páramo, il capolavoro di Juan Rulfo. Quella notte, García Márquez non chiuse occhio, leggendo e rileggendo il maestro messicano, che fu determinante per una nuova concezione di ciò che doveva essere il nuovo romanzo latinoamericano. Con la lettura di Kafka, questa scoperta avrebbe rivoluzionato lo stile ma anche la fantasia di García Márquez.

Altro debito non indifferente fu la concessione del premio Esso per La mala hora. Un altro giorno, Mutis si rivolse al suo connazionale, e gli disse: "C'è un grosso premio di romanzo e la giuria è in difficoltà perché nessun concorrente merita di vincere. Iscriviti, sono sicuro che vincerai". Infatti, García Márquez vinse il premio e ciò gli permise di uscire da una profonda crisi economica in cui si dibatteva. Tanta generosità si estendeva a praticamente tutti gli scrittori conosciuti da Mutis, che adoperava i suoi alti incarichi nelle multinazionali per aiutare gli amici. Arrivò al punto che la sua filantropia gli creò problemi con le multinazionali e Mutis dovette fuggire in Messico.



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