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LETTURE/ Se gli zombie strizzano l'occhio a Eugenio Corti e Beppe Fenoglio

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Immagine tratta da The Walking Dead (Immagine d'archivio)  Immagine tratta da The Walking Dead (Immagine d'archivio)

Qualche riferimento letterario. Le ambientazioni della sceneggiatura rimandano alla poetica ruvida di scrittori del Sud, come Faulkner, citato esplicitamente, o il metafisico Melville. Ma si potrebbe ricordare anche la cattolica e vigorosa Flannery O'Connor. Per il versante italiano, sono diversi gli autori che nella loro poetica hanno lambito i temi del viaggio, della morte e della guerra. Due possibili richiami: Eugenio Corti e Beppe Fenoglio. 

Il primo ne I più non ritornano (1947) ha lasciato uno sconcertante diario della ritirata di Russia che sembra scritto ieri, tanta è sua la freschezza narrativa. Ecco un passo che potrebbe comparire senza problemi in una puntata di The Walking Dead: "Il carabiniere − amico d'uno dei nostri uomini − mi raccontò anche una strana avventura che gli era capitata ad Arbusov. Si trovava a far capannello con altri quattro o cinque soldati, quando in mezzo a loro era esploso un razzo di katiuscia, che aveva abbattuto tutti, lasciando in piedi lui solo. L'impressione era stata fortissima, anche perché gli altri apparivano letteralmente dilaniati; uno aveva avuta la parte anteriore del torace asportata di netto da uno scheggione: si vedevano polmoni, cuore e stomaco intatti: «Come si fosse aperto un libro», mi spiegò. Per il trauma il carabiniere era uscito di sé, e s'era convinto d'essere morto: non era più lui che viveva, ma la sua anima. Era rimasto in tale convinzione per alcuni giorni, finché, trovato del cibo, si era potuto rinforzare un poco. Durante quel periodo andava all'attacco con gl'italiani, e li incitava con la voce e col gesto; non sparava però, e non si riparava dal piombo nemico, perché un morto non può né uccidere né essere ucciso". 

Anche Beppe Fenoglio ha miscelato sapientemente il viaggio con la morte, la speranza con la memoria. Il suo incompiuto capolavoro, Il partigiano Johhny, è forse il più straordinario romanzo di formazione del '900 italiano. C'è un ragazzo che deve imparare la vita nella tempesta della seconda guerra mondiale. Grazie alla sua tempra, impara a resistere, a combattere, anche da solo, sulle colline invernali intorno ad Alba. Ecco, nel pilot del Walking Dead, se ci è concesso accostare generi e cronologie così diversi, si può rivedere l'eroe che va in solitaria verso il suo destino. Con la consapevolezza di doversi sacrificare per tutti. A ogni costo. 

Proprio come il Johnny di Fenoglio: "Partì verso le somme colline, la terra ancestrale che l'avrebbe aiutato nel suo immoto possibile, nel vortice del vento nero, sentendo com'è grande un uomo quando è nella sua normale dimensione umana. E nel momento in cui partì si sentì investito […] in nome dell'autentico popolo d'Italia, ad opporsi in ogni modo al fascismo, a giudicare ed eseguire, a decidere militarmente e civilmente. Era inebriante tanta somma di potere, ma infinitamente più inebriante la coscienza dell'uso legittimo che ne avrebbe fatto. Ed anche fisicamente non era mai stato così uomo, piegava erculeo il vento e la terra" (Il partigiano Johnny, cap. IV)".



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