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LETTURE/ I nostri figli non hanno bisogno di genitori perfetti…

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La domanda è: «Di chi è il problema?». Ogni problema, infatti, posto che esista, va gestito principalmente da colui cui compete e che ne viene toccato: per quanto riguarda i compiti – a parte il fatto che sino a vent'anni fa essi, curiosamente, non suscitavano tutte le odierne preoccupazioni nelle famiglie! − essi sono un problema, essenzialmente, dei giovani studenti.  

In secondo luogo, circa la questione dei compiti a casa, sarà utile anche chiedersi quale sia la loro funzione, il loro scopo, la loro utilità; e, infine, dobbiamo ricordare che il genitore, come, appunto, il più scrupoloso degli allenatori, non può sostituirsi al figlio; semmai, può metterlo nella disposizione materiale e spirituale migliore per svolgere il suo dovere scolastico, fornendogli gli strumenti, accertandosi che il luogo dove studia sia silenzioso e adatto, che abbia il materiale e il tempo necessario; e, infine,  che, nel caso gli serva un aiuto, ma solo in questo caso, possa rivolgersi a qualcuno per chiarire dubbi e interrogativi. L'aiuto migliore che un genitore può offrire può essere paragonato a quello di un buon allenatore, che osserva, stimola, incoraggia, qualche volta consola, ma non si sostituisce mai all'altro e gli permette di mettersi alla prova. È un atteggiamento di tranquilla fiducia, un'apertura di credito, che è possibile solo quando le aspettative nei confronti del figlio non sono eccessive e i suoi successi e insuccessi non vengono vissuti come se fossero i propri.

Insomma, il linguaggio di tranquilla pacatezza dell'autrice rende la lettura piacevole, utile, educativa (anche, anzi, soprattutto per un adulto!); ma questo non basterebbe a fare un bel libro: a dargli il valore aggiunto c'è un tocco di sensibilità tutta femminile che si aggiunge alle competenze professionali, una nota di delicatezza sorridente nell'osservazione che rende queste pagine difficilmente dimenticabili. Leggere per credere la sezione Tu sei così bella e io no!, centrata, come dice il sottotitolo, sull'ambivalenza tra madre e figlia (pp. 73ss.): è veramente difficile trovare una sintesi così efficace, così centrata, così sorridente, così profonda del senso di inadeguatezza che può attanagliare una bambina, anche piccolissima, ma insieme anche dell'ambivalenza materna verso la figlia femmina. Serve una sensibilità non comune, per cogliere queste sfumature, una sensibilità che l'autrice unisce alla sua professionalità con esiti davvero felici.

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