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LETTURE/ Da Kondrat'ev a Benedetto Croce, aspettando la prossima crisi

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La Biblioteca Malatestiana di Cesena (Infophoto)  La Biblioteca Malatestiana di Cesena (Infophoto)

In Inghilterra − di contro − i magnati dell'oro e dei diamanti si erano costruiti sontuosi palazzi in Park Lane, la speculazione era divenuta la frenesia del momento e sempre maggiori somme finivano nello Stock Exchange di Londra. Tutte le classi sociali andavano progressivamente involgarendosi. Una nuova stampa a buon mercato dilettava i lettori incolti, divenivano più economici i trasporti, e l'effervescenza dei commerci alimentava un ottimismo spensierato. Masse sempre più numerose di persone sentivano il bisogno di entusiasmi artificialmente stimolati. Si confermò un periodo unico di crescita, benessere, liceità dei costumi: la Belle Epoque.

Oggi, guardando i filmati di archivio, quando cadde il muro di Berlino, nel 1989, si può percepire l'effervescenza e l'entusiasmo comune di un sentimento di speranza, della fine di un periodo storico, la guerra fredda. Un mondo nuovo – nuovamente – si aprì, niente più barriere, niente più vincoli. Libertà e liberismo si imposero di imperio; l'innovazione tecnologica, la comunicazione globale, l'affermazione della cultura fusion, furono la linfa della fase espansiva economica.

Dopo una lunga corsa di quasi un ventennio, la crisi del 2008 ha evidenziato limiti, dubbi e domande. Vi è una grande incertezza connessa con la natura e con la direzione dei futuri cambiamenti tecnologici, demografici ed economici. La perdurante finanziarizzazione dell'economia ha determinato notevoli incertezze. Esse sono connesse con la speculazione e con la cosiddetta "economia dell'euforia e della paura", condizionate la prima dall'aumento della massa monetaria e dalla teoria della crescita continua, la seconda dal solo apparire di eventi minacciosi.

I segnali economici e finanziari e di geopolitica di questo finire di estate sono contrastanti. Da una parte gli ottimisti − fra cui i nostri politici − e la percezione di un treno in partenza della ripresa mondiale in cui l'Italia faticosamente deve salire; dall'altra parte i pessimisti e la loro previsione dello scoppio di una bolla finanziaria del debito degli Stati, con effetti domino recessivi a livello globale ed in particolare nel nostro Paese. Basti ricordare l'articolo di Giulio Sapelli del 28 agosto e di Mauro Bottarelli del 27 e 30 agosto su queste pagine, o di William H. Janeway recentemente pubblicato sul sito www.foreignaffairs.com.

L'idea di un progresso permanente e immanente che ha sostenuto l' uomo occidentale nella sua storia si è organizzata in una sorta di evoluzionismo sociale basato su una legge di sviluppo, secondo la quale la conoscenza scientifica e la capacità di agire sulla natura determinano una crescita costante. Questa concezione poggia sulla convinzione che il passato e il presente siano noti, come pure gli elementi che producono l'evoluzione, e che la causalità sia lineare. Per tutto questo, il futuro sarebbe prevedibile.



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