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LETTURE/ Da Omero al cristianesimo: cosa c'è davvero nelle pagine di W. Jaeger?

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Il Partenone (Infophoto)  Il Partenone (Infophoto)

Nulla di particolarmente originale, del resto. Si tratta anzi del lontano adeguamento a una «moda» (il termine è di Eduard Schwartz) che prese piede tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, anche per la spinta della Religionsgeschichtliche Schule, e che ebbe forti ricadute sulla teologia liberale. Wellhausen, così caro invece al suo maestro Wilamowitz, sembra per Jaeger passato invano. Ma il problema è ben più ampio: la verità è che per il Nuovo Testamento (e non solo) la bibliografia su cui si basa Jaeger era già vecchia di decenni. Di qui in poi varie altre forzature: la centralità della sede episcopale romana all'altezza della lettera di Clemente ai Corinzi è manifestamente esagerata; la condanna, rapida, ma drastica della posizione antigreca di Taziano è storicamente irricevibile; nella valutazione del platonismo di Gregorio di Nissa il filtro neoplatonico è oltremodo ridotto. E si potrebbe continuare. 

Ma è più interessante lo sfondo complessivo di questa coraggiosa e magnetica riflessione. Ma andrebbe ben altrimenti sondato: il rapporto tra Jaeger e la teologia liberale, l'opzione filo-erasmiana e anti-luterana, il progressivo dissolvimento delle differenze teologiche tra protestantesimo e cattolicesimo, nel nome di un interconfessionalismo che andrebbe compreso alla luce della storia, anche ecclesiastica, del mondo riformato. A questo dissolvimento, d'altronde, ne risponde un altro: della teologia in filosofia. L'esito di questi due movimenti – si badi – è convergente: uniformando a monte filosofia e teologia e a valle cattolicesimo e protestantesimo, Jaeger riesce infatti ad accorciare strategicamente la distanza tra cristianesimo antico e società moderna, e nel leggere com'egli indaghi il cruciale cinquantennio tra il 310 e il 360 sembra di rivedere sotto i nostri occhi il cinquantennio 1910-1960. La posta in gioco infatti è la stessa: nel IV secolo, dirà in un'altra sua opera tarda, «la teologia filosofica universale si fa avanti per fermare il minacciato crollo di tutte le autorità conosciute». È evidente che Jaeger aspira agli stessi esiti: il cristianesimo come forza direttrice e ordinatrice della societas. Naturalmente per cristianesimo egli intende chiesa, istituzione, organizzazione intellettuale, teologia alta. Jaeger è un finissimo grecista, le sue edizioni critiche della Metafisica di Aristotele e del Contro Eunomio del Nisseno fanno ancora testo (ma nel tempo reggerà meglio il Nisseno di Aristotele), eppure con l'avanzare degli anni il suo pensiero corre piuttosto a due diversi omonimi: Tommaso di Kempen (di cui era lontano concittadino) e Tommaso d'Aquino.

Sfugge infine l'aspetto più macroscopico. Tutta la costruzione jaegeriana nasce da un obiettivo molto concreto: difendere l'insegnamento delle materie umanistiche nella scuola. È questo il motore di tutto, ed è lo stesso Jaeger ad ammetterlo: in una lettera a Donald O. White egli spiega con chiarezza che tutto il suo concetto di «Terzo Umanesimo» (e il termine non è suo) scaturiva da uno sforzo «to preserve Germany's classical schools». 



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COMMENTI
06/09/2013 - Jaeger (Moreno Morani)

Al di là dell'ammirazione per la dottrina e l'erudizione largamente profuse, pare che la tesi di fondo sia quella di limitare il valore della figura e dell'opera di Jaeger, con una sapiente dosatura di luce e di ombre in modo da dare maggiore risalto a queste ultime. A priori, direi che la figura di uno studioso che comincia, giovanissimo, una fulminea carriera accademica in Germania e poi è costretto ad emigrarie in America merita innanzitutto rispetto. Risulta utile (ma non indenne da accentuazioni tendenziose) la collocazione di Jaeger nella temperie di un'epoca difficile, ma questo non può essere il baricentro esclusivo di una lettura. Se si è deciso di ristampare, arricchendolo con strumenti critici, un libro uscito mezzo secolo fa, evidentemente è per il valore dell'opera (pur con le opportune messe a punto per adeguarla ai dati attuali della ricerca). Può essere interessante per il lettore sapere che i saggi introdotti nel volume sono il risultato di due fitte giornate di dialogo fra studiosi di varie nazioni e discipline: si è parlato di Jaeger, ma in una prospettiva radicalmente diversa da quelle emergenti in questa rilettura. Il dibattito si fa sui contenuti e sui problemi: di un autore conta ciò che emerge dalle sue pagine, i fruscii sono irrilevanti. Sul problema del continuismo, del rapporto mondo greco-Cristianesimo e sul recupero dell'erdità classica nel mondo cristiano il discorso sarebbe troppo lungo: il discorso di Ratisbona potrebbe essere una buona base di partenza.