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LETTURE/ Da Omero al cristianesimo: cosa c'è davvero nelle pagine di W. Jaeger?

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Il Partenone (Infophoto)  Il Partenone (Infophoto)

Lo capì alla perfezione, ancora una volta, Giorgio Pasquali: «in quel terzo umanesimo io non riesco a scorgere una filosofia nuova, ma solo un tentativo, certo intelligente, di difendere la scuola umanistica dagli assalti cui da un secolo è esposta in Germania per opera dei propagatori degli studi tecnici». Si tratta dunque di un problema endogeno al mondo tedesco ed è dunque fuorviante leggere queste opere di Jaeger senza tener conto della discussione in Germania sulla riforma della scuola: solo più tardi la sua riflessione ha provato ad assumere carattere universale e dunque esportabile. Del resto il problema, ancorché in altra forma, era attuale anche in America, è attualissimo anche per noi. Onde la soluzione da lui prospettata, che anche a costo di brutali semplificazioni potremmo sintetizzare così: Jaeger si persuase che l'unico modo per salvare la cultura classica nelle scuole fosse di saldarla fermamente all'identità cristiana; che l'una garantisse la legittimità dell'altra, riconoscendola come sua progenitrice. Di qui il continuismo. Di qui l'ellenocentrismo. Non si vuol dire, beninteso, ch'egli non vi credesse e fosse solo un'operazione tattica: si vuol dire che senza tener conto di questo concreto obiettivo non si capisce nulla di Jaeger.

La conclusione è inevitabile. Chi oggi legge, ristampa, commenta, recensisce i libri di Jaeger dovrebbe rispondere con la dovuta chiarezza a questo interrogativo: se si possa dare studio della cultura greco-latina, se si possa dare nelle scuole studio della cultura greco-latina, anche al di fuori del paradigma continuistico col cristianesimo. Questa è la vera domanda. E noi rispondiamo sì.

E allora, che cosa fruscia nella paglia? Il verso non è soltanto nel canto dei bambini, ma anche in un magnifico Lied di Heine dedicato a Carlo I: il poeta immagina che l'antico re inglese capiti nella casupola di un carbonaio, veda nella culla un bimbo, abbia il premonimento che proprio quel bimbo un giorno sarà il suo assassino: «Eia popeia, was raschelt im Stroh?». Il testo piacque al Carducci che lo volse in italiano: «Ninna nanna! Che cosa si rimescola | Ne la paglia? Perché bela l'ovil? | Tu porti il segno in fronte e ridi orribile | In mezzo al sonno, o pargolo gentil». Poco prima di dover abbandonare la Germania per le sue origini «non ariane», anche Erwin Panofsky lesse il libro di Jaeger. E nel restituirlo a Bruno Snell, il grande storico dell'arte lo accompagnò con un fulminante, sinistro eppure profetico gioco di parole: «Eia Paideia, was raschelt im Stroh?». –

Perché Panofsky aveva capito benissimo che cosa frusciasse nella paglia di Jaeger.

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Werner Jaeger, "Cristianesimo primitivo e paideia greca". Con saggi introduttivi di autori vari, collana Il pensiero occidentale, Bompiani, 2013




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COMMENTI
06/09/2013 - Jaeger (Moreno Morani)

Al di là dell'ammirazione per la dottrina e l'erudizione largamente profuse, pare che la tesi di fondo sia quella di limitare il valore della figura e dell'opera di Jaeger, con una sapiente dosatura di luce e di ombre in modo da dare maggiore risalto a queste ultime. A priori, direi che la figura di uno studioso che comincia, giovanissimo, una fulminea carriera accademica in Germania e poi è costretto ad emigrarie in America merita innanzitutto rispetto. Risulta utile (ma non indenne da accentuazioni tendenziose) la collocazione di Jaeger nella temperie di un'epoca difficile, ma questo non può essere il baricentro esclusivo di una lettura. Se si è deciso di ristampare, arricchendolo con strumenti critici, un libro uscito mezzo secolo fa, evidentemente è per il valore dell'opera (pur con le opportune messe a punto per adeguarla ai dati attuali della ricerca). Può essere interessante per il lettore sapere che i saggi introdotti nel volume sono il risultato di due fitte giornate di dialogo fra studiosi di varie nazioni e discipline: si è parlato di Jaeger, ma in una prospettiva radicalmente diversa da quelle emergenti in questa rilettura. Il dibattito si fa sui contenuti e sui problemi: di un autore conta ciò che emerge dalle sue pagine, i fruscii sono irrilevanti. Sul problema del continuismo, del rapporto mondo greco-Cristianesimo e sul recupero dell'erdità classica nel mondo cristiano il discorso sarebbe troppo lungo: il discorso di Ratisbona potrebbe essere una buona base di partenza.