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LETTURE/ Bottai, Lulli, Rossif, prigionieri "volontari" del silenzio

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Benito Mussolini in un affresco (InfoPhoto)  Benito Mussolini in un affresco (InfoPhoto)

A Bottai non rimaneva che la via dell'esilio. Scelse invece quella del riscatto, raggiunse Algeri e si arruolò nella Legione Straniera a Sidi Bel Abbes. Aveva 49 anni. Non ebbe bisogno di istruzione militare perché ne sapeva più di tutti gli altri. Ufficiale degli Arditi durante la prima guerra mondiale, combattente nella guerra d'Etiopia del '35-'36, colonnello degli Alpini sul fronte greco-albanese, per il suo livello di preparazione militare stupì gli alti comandi della Legione, che lo assegnarono immediatamente al primo Rec (Régiment étranger de Cavalerie), incaricato della più importante missione militare ideata e voluta dal governo in esilio agli ordini del generale de Gaulle: lo sbarco in Costa Azzurra.

E qui ha inizio la pagina sconosciuta della vita di Bottai, svelata nell'affascinante libro di Enzo Natta. Pagina che prende il via dal momento dello sbarco dei legionari a Saint-Raphael, ai primi di settembre del '44. Gli ufficiali del Rec sono perfettamente consapevoli della missione che li attende: dimostrare al mondo intero che la Francia non sarà liberata soltanto dalle truppe anglo-americane sbarcate in Normandia, ma anche dai volontari della Legione impegnati in Provenza. Lo scopo è raggiunto grazie alle capacità tattiche e all'intelligenza superiore di Bottai, che diventa presto, tra i suoi compagni, "le professeur" ed escogita trovate come il presunto malfunzionamento delle radio militari. 

I tedeschi non davano eccessiva importanza allo scacchiere meridionale della Francia, anche per la sua distanza dal confine con il Reich, per cui l'avanzata della Legione fu coronata da una serie di successi. "A questo punto", scrive Enzo Natta, "l'Alto comando francese si rese conto che il successo di un'operazione militare affidata alla Legione per evitare il sacrificio di soldati francesi avrebbe potuto diventare un boomerang e trasformarsi in una beffa. Poiché era ormai evidente che la Wehrmacht si stava ritirando su tutto il saliente e che un pugno di legionari stava liberando la Provenza, se il commando non fosse stato bloccato, il merito dell'operazione sarebbe spettato tutto ad una manciata di stranieri di dubbia reputazione. E di conseguenza chiunque, dagli Alleati alla propaganda nazista, avrebbe potuto dire che il Sud della Francia era stato liberato da mercenari".

Ed ecco arrivare via radio, ai legionari, l'ordine di fermarsi. Ma Giuseppe Bottai suggerisce al comando del Rec di far finta che la radio sia fuori uso e di andare avanti lo stesso. L'avanzata prosegue così con una vittoria dietro l'altra, di molte delle quali è autore lo stesso Bottai. Di questa pagina di storia non vi è traccia nello stesso libro di Giuseppe Bottai Legione è il mio nome, scritto nei primi anni 50. Bottai aveva mantenuto fede al giuramento del silenzio anche quando il suo ingaggio nella Legione terminò nel luglio 1948 ed egli poté rientrare in Italia beneficiando dell'amnistia del novembre '47. Fu Frédéric Rossif, a sua volta arruolatosi nella Legione Straniera, a scoprire il segreto e a rivelarlo a Enzo Natta, che lo svela in maniera avvincente nel suo bel libro. 



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