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8 SETTEMBRE 1943/ La notte che ha cambiato le sorti dell'Italia

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Reparti dell'esercito italiano prigioniero a Corfù (Immagine d'archivio)  Reparti dell'esercito italiano prigioniero a Corfù (Immagine d'archivio)

Sbalordito, Taylor, il quale sa che la notizia verrà data l'indomani, chiede di essere portato immediatamente da Badoglio. Alle 3 della notte il terzetto arriva alla villa del capo del governo. Il quale, pur sapendo che i due ufficiali americani stavano per arrivare, se n'era andato a dormire! Mezzo insonnolito, con una vestaglia indosso, Badoglio ascolta l'esposizione di Taylor, e infine lo supplica di inviare un cablo ad Eisenhower perché sospenda l'azione. "Rivolgendosi all'americano, disse: 'Non lasciateci soli. Se i tedeschi ci prendono…'. Qui s'interruppe e, portando di taglio la mano alla gola, fece il gesto dello sgozzare" (Paolo Monelli, Roma '43). Concetto che non farà che ripetere anche durante il viaggio verso Pescara, come risulta dal diario del gen. Paolo Puntoni, aiutante di campo del Re, Parla Vittorio Emanuele III.

Secondo gli accordi verbali presi da Castellano a Cassibile, il segnale stabilito da Eisenhower per avvertirci del giorno in cui avrebbe annunciato l'armistizio era un concerto di musiche verdiane seguito da una conferenza sul Sud America, che sarebbero stati mandati in onda dalla Bbc la mattina del "D-day". L'8 settembre mattina, concerto e conferenza furono regolarmente trasmessi, ma, nonostante gli ordini di Ambrosio, a Roma nessuno era in ascolto. 

Quando Taylor, verso le 11, chiede se il programma è stato captato, gli rispondono, incoscientemente, no. Taylor ne è felice. "Hanno letto il mio cablo e hanno deciso di soprassedere", pensa tra sé e sé. Ma alle 16, improvvisa come una catastrofe, arriva la risposta di Eisenhower: "Non muterò una virgola del programma stabilito. Se gl'italiani vogliono tirarsi indietro, subiranno una durissima rappresaglia". 

Ci vuole un'ora e mezza per decifrare il messaggio, che viene portato a Badoglio alle 17,30, esattamente nell'istante in cui le telescriventi di tutto il mondo battono il primo flash della Reuter con la notizia della resa italiana.

Rahn, che proprio quella mattina era stato ricevuto dal Re e si era sentito ribadire "l'assoluta lealtà italiana all'Asse", si precipita dal ministro degli Esteri, Guariglia, che, allargando le braccia, gli conferma l'esattezza della notizia della Reuter. Al rappresentante del Führer a Roma non resta che telegrafare a Berlino: "Ci hanno traditi". 

Tra l'orgasmo generale, viene convocata una riunione al Quirinale. Attorno al Re e a Badoglio, si affollano, tra gli altri, Ambrosio, capo di stato maggiore generale, Sorice, ministro della Guerra, Carboni, comandante delle truppe corazzate, Guariglia, ministro degli Esteri, Acquarone, ministro della Real Casa. In mezzo alle proposte più strampalate (c'è addirittura chi vorrebbe smentire la notizia!), il giovane maggiore Marchesi, che aveva accompagnato Castellano a Cassibile, fa notare che è stato firmato un impegno a nome del Re e del governo e che occorre rispettarlo a qualunque costo. Scosso da quelle parole, il Sovrano si rivolge a Badoglio: "Va bene. Vada alla radio". Il capo del governo esegue e attende pazientemente l'ora del giornale radio delle 19,45 per leggere il più tragico documento di tutta la nostra storia: "Il governo italiano, riconosciuta l'impossibilità di continuare l'impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate angloamericane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze angloamericane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza".



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