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Guerra in Siria/ Le teorie negli Usa: profezie scritte nella Bibbia

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Negli Stati Uniti il tema che domina le principali tribune giornalistiche riguarda l’imminente intervento in Siria da parte della comunità internazionale. Oltre allo spettro di vecchi rimorsi, vedi caso Iraq, le dichiarazioni di Obama e le decisioni del Congresso statunitense, è nato un altro dibattito tra esperti studiosi dei passi della Bibbia riguardo al ruolo di Damasco e l’argomento della Fine dei tempi nel contesto odierno. La discussione è iniziata durante i primi giorni d’estate quando alcuni quotidiani americani hanno cominciato a interrogare esperti ipotizzando il carattere profetico delle sacre scritture per interpretare lo scenario di guerra che oggi attanaglia la Siria. Secondo alcuni studiosi questi avvenimenti si potrebbero leggere alla luce della parole di Isaiah (17: 1-3) come punto di partenza per la Fine dei tempi. “Guarda, Damasco non sarà più una città ma diventerà un ammassso di rovine. La città di Aroer sarà deserta e lasciata a greggi di pecore che giaceranno al suolo… La città fortificata scomparirà da Efrem, e il potere reale da Damasco…” Certo queste parole si adattano bene alla situazione odierna ma, come ha notato l’Huffington Post dopo aver intervistato degli studenti, il passo in questione si riferisce a un attacco degli Assiri avvenuto nel 732 a.C. Dall’altra parte della discussione c’è invece Joel C. Rosenberg, diventato noto al grande pubblico statunitense per le sua conoscenza in ambito biblico e ha notato che le parole di Isaiah, cui sopra, e quelle tratte da Geremia (49: 23-27) riguardano profezie che non si sono ancora avverate. “Nel corso della storia Damasco è stata attaccata, assediata e conquistata molte volte. Ma mai distrutta e lasciata disabitata”, ha dichiarato lo studioso intervistato da theblaze.com. Secondo Hank Hanegraff invece sarebbe assurdo considerare dei legami tra le atrocità che si stanno verificando in Siria e il messaggio contenuto nella Bibbia: “questo è l’ennesimo esempio di escatologia giornalistica e di pastori senza pudore. Loro parlano così o perché non conoscono la parola di Dio, anche se mi sembra improbabile, o perché vogliono riempire le pagine con del sensazionalismo”. Secondo Hanegraff cercare di adattare il contesto biblico per interpretare la guerra in Siria sarebbe irresponsabile e anche imbarazzante e insiste sul fatto che le parole di Isaiah si riferiscano esclusivamente all’attacco Assiro cui si accennava in precedenza. “Penso che quello che dobbiamo riconoscere è il fatto che l’intera Bibbia è stata scritta per noi, ma non ogni passo è riferito alla nostra condizione.” Recentemente un professore del seminario del Luther Seminary, David J. Lose, si è espresso a riguardo e in un’intervista all’Huffington Post ha dichiarato che “alcuni leggono queste parole come profezia piuttosto che interpretarle come metafore per ispirare speranza e offrire conforto nel presente. Se questa è la prospettiva allora potremo trovare moltissime tracce attraverso le quali leggere gli eventi”. (Mattia Baglioni)



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