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HILAIRE BELLOC/ Il "lungo viaggio" del grande amico di Chesterton

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Hilaire Belloc (Immagine d'archivio)  Hilaire Belloc (Immagine d'archivio)

Sessant’anni fa, nell’estate del 1953, si spegneva in Inghilterra Hilaire Belloc, uno dei più importanti intellettuali cattolici del Novecento. Fu il migliore amico di Gilbert Keith Chesterton, e contribuì in modo determinante alla sua conversione al cattolicesimo. Purtroppo ancora non molto noto in Italia e poco tradotto, fu invece molto conosciuto e apprezzato in Inghilterra e Francia (era di padre francese e madre inglese); fu definito "la mente più versatile e brillante del cattolicesimo inglese". Fu discepolo del cardinal Newman, di cui ereditò la trasparenza dello spirito e la chiarezza della prosa.

Se la notorietà di Chesterton ha resistito agli anni, altrettanto purtroppo non si può dire del suo grande amico e sodale di tante battaglie Hilaire Belloc. Eppure non furono pochi i critici e anche i lettori che ritennero Belloc superiore a Chesterton per lo meno dal punto di vista stilistico. Anch’egli come l’amico Gilbert fu un eclettico, anche se la sua arte rimaneva ancorata alla solida e rigorosa preparazione che aveva ricevuto ad Oxford: fu giornalista, saggista, storico, apologeta cristiano ma anche politico, venendo eletto due volte al Parlamento di Londra.

La sua bibliografia può vantare oltre centocinquanta pubblicazioni in circa mezzo secolo di attività. Qualcuno ebbe a dire che i suoi numerosi libri potrebbero formare - da soli - l’intera letteratura di una piccola nazione. Grandissimo prosatore, maneggiava la lingua inglese da grande artista. Si può dire che non trascurò nessun genere letterario, escluso il teatro. Produsse poesie di gusto fine e squisito così come epigrammi taglienti. Scrisse romanzi storici, politici, polizieschi. Scrisse di storia e in particolare di storia militare, della quale era cultore competentissimo, e compose molte narrazioni di viaggi.

Viaggiare fu una delle più grandi passioni della sua vita, una passione vissuta con spirito antico: non fu mai un semplice turista curioso o un esploratore avido di emozioni o un girovago in cerca di esperienze, ma fu un vero e proprio pellegrino, che affrontò le strade del mondo cercando di incontrarsi e confrontarsi con l’umano e con il divino. Percorse i paesi che descrive nei suoi libri in gran parte a piedi, viaggiando come facevano i pellegrini del Medioevo, fermandosi alle locande, parlando con le persone in cui si imbatteva per strada, senza aver fretta, osservando a fondo la realtà che poi descriveva nei libri con la precisione che può avere solo chi di un paese ha assaporato ogni colore, ogni ora del giorno, godendone la bellezza e assaporandone la polvere.

L’essenza della vita e dell’attività di quest’uomo è riassunta nelle parole di un suo amico, a sua volta scrittore nonché uno dei protagonisti della rinascita cattolica inglese del '900, Monsignor Ronald Knox: "La lotta era il suo destino, e non l’amava…". Questo straordinario personaggio, soprannominato dagli amici Old Thunder, vecchio tuono, per lunghi anni condivise con Chesterton amicizia, fatiche, battaglie, gioie, delusioni e soprattutto, la passione per il cristianesimo, e che diede alla cultura inglese ed europea del XX secolo un notevole contributo.



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