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LETTURE/ Dal "Cantico dei cantici" a Francesco: solo un bimbo può amare Dio...

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Tiziano, Assunzione della Vergine (1516-18, particolare) (Immagine d'archivio)  Tiziano, Assunzione della Vergine (1516-18, particolare) (Immagine d'archivio)

Nella raffinata collezione di rebus edificanti messa insieme da Hugo, continuamente ristampata fino al secolo successivo, le parafrasi poetiche dei frammenti prelevati dalla Sacra Scrittura e dai testi dei Padri della Chiesa componevano un disegno organico della vita devota, diviso in tre libri. Non era un caso che l'ultima parte recasse il titolo, veramente programmatico, di "Sospiri dell'anima amante". Ancora di più, l'emblema introduttivo, nella raccolta di Hugo, prende a tema il salmo 37: "Signore, è davanti a te ogni mio desiderio, e il mio gemito non ti è nascosto". L'immagine di accompagnamento mostra l'anima dell'uomo inginocchiata ai piedi delle nuvole celesti, dimora di Dio. Ne escono un occhio e due orecchie, verso i quali si lanciano frecce infiammate, espressione dei diversi sentimenti del cuore umano, chiamato ad aprirsi con tutte le sue capacità di ascolto al dialogo con l'Altissimo, svelato come l'opposto di una presenza inaccessibile e da cui semplicemente difendersi. Dio non solo si lascia incontrare. Cede all'abbordaggio dell'interlocutore umano in quanto è l'oggetto del desiderio amante dell'uomo in ricerca: a Dio si va incontro come l'innamorata del Cantico di Salomone, con le ali ai piedi.

Nel suo magistrale studio sulla letteratura edificante dei gesuiti del Seicento (Ad imaginem, Ginevra 2005), Ralph Dekoninck, mettendo in rapporto gli emblemi di Hugo con la tradizione che li aveva resi possibili, documenta che in questo genere di pedagogia religiosa emerge con cristallina trasparenza l'ancoraggio alla mobilitazione affettiva: per ascendere verso l'alto, si fa leva sulla "pietà ardente", che non passa in primo luogo per la via delle speculazioni, ma tocca le corde del "cuore, la tendenza ad amare, le inclinazioni, i movimenti e le affezioni vive" (Pierre Poiret). La sua scaturigine più autentica era descritta come una "dottrina senza studio", coronata dalle virtù più belle e più sante dell'"infanzia". Bisognava ritornare come bambini per calarsi nella semplicità di una dedizione fondata sulla fiducia, sul docile abbandono, sulle "ardenti effusioni di un cuore tutto animato dall'amore più puro di Dio". In cima a tutto il resto, valeva l'innocenza ingenua dell'aderire rispondendo a una chiamata privilegiata, con un trasporto più vicino all'ansia di piena fedeltà amorosa della Maddalena, o alla tenera affezione del discepolo prediletto da Gesù, che non alle sicurezze definitorie di una scienza del sacro spesso presuntuosa e senza radici, incapace di offrirsi solo come umile strumento di appoggio, al servizio dell'esperienza di vita trasfigurata dei veri credenti. 



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COMMENTI
16/01/2014 - La concretezza (luisella martin)

L'amore, ci ha detto il Papa, non é come una telenovela,ma si esprime con i fatti; i fatti dell'amore sono espressi dalle Beatitudini, ma anche dai pensieri, dalla tensione, dalla passione che anima il Cantico dei Cantici. Passione autentica di uomo e donna, non di bambino!