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LETTURE/ Dal "Cantico dei cantici" a Francesco: solo un bimbo può amare Dio...

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Tiziano, Assunzione della Vergine (1516-18, particolare) (Immagine d'archivio)  Tiziano, Assunzione della Vergine (1516-18, particolare) (Immagine d'archivio)

"Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l'amore dell'anima mia; l'ho cercato, ma non l'ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare l'amore dell'anima mia…". Il sussulto di desiderio che attraversa il Cantico dei cantici è il registro in cui si è identificato l'amore per il tutto di Dio che la fede cristiana ha coltivato nei secoli. La ferita del bisogno inappagato, il fuoco di un'attesa che brucia, sono diventati la forma più esplicita e sincera del senso religioso vissuto come brama, come tensione creata da un vuoto da riempire, che non lascia tregua e spinge senza sosta a cercare. 

Qui siamo oltre l'allegoria rarefatta dei simboli astratti: siamo trascinati nel vortice di un'esperienza che mobilita il cuore, gli affetti, l'intelligenza e le energie dell'uomo come essere vivo, nella concretezza del suo intero esistere e muoversi nel mondo. Non era per modo di dire che la pietà più accesa e travolgente dei mistici di ogni tempo faceva proprio lo struggimento delle giovani innamorate da cui il Cantico dell'Antico Testamento prende il suo solenne incipit: " [Che] mi baci con i baci della sua bocca! Sì, migliore del vino è il tuo amore. Inebrianti sono i tuoi profumi per la fragranza, aroma che si spande è il tuo nome…".

La forza del simbolismo era racchiusa nella totale analogia degli atteggiamenti. La dialettica dell'amore carnale si è prestata, in quanto tale, a fondersi con il gioco dell'anima umana attirata dal vortice inarrestabile del richiamo che si sprigiona senza sosta dal Signore riconosciuto fonte misteriosa di ogni bene, culmine della felicità che surclassa ogni rappresentazione istintiva di possesso dentro un orizzonte ristretto. L'amore umano si radicalizza fino a rovesciarsi nell'aspirazione al compimento totale: come il cacciatore si getta sulle orme della sua preda, il niente della creatura insegue il massimo di intensità e di pienezza che inesorabilmente la scavalca, che non si può catturare o circoscrivere una volta per sempre e chiede, al contrario, di protendersi ancora in avanti, senza fermarsi alla barriera del già conquistato, assimilato, una volta per tutte piegato alla logica del proprio calcolo e della propria misura.

Lo slancio dell'amore che non si lascia mai riempire e invoca di ricongiungersi con l'origine da cui lui stesso discende sospinge fin sull'orlo vertiginoso del dramma dei rapporti che legano l'uomo al Dio che lo salva, attraverso l'amore totalmente liberto e gratuito di Cristo fatto carne in mezzo al flusso della storia. Ci troviamo collocati al centro della scena, nel cuore intorno a cui ruota tutto l'ingranaggio dell'universo creato. È il nodo costitutivo di una teologia che pensa e parla di Dio immaginandolo come la risposta alle esigenze primordiali, connaturate con l'essenza più intima della persona umana: che non si è fatta da sé, e solo in ciò che l'ha generata e la fa vivere può trovare il suo punto di appoggio risolutivo, la sua soddisfazione più genuina.



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COMMENTI
16/01/2014 - La concretezza (luisella martin)

L'amore, ci ha detto il Papa, non é come una telenovela,ma si esprime con i fatti; i fatti dell'amore sono espressi dalle Beatitudini, ma anche dai pensieri, dalla tensione, dalla passione che anima il Cantico dei Cantici. Passione autentica di uomo e donna, non di bambino!