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DIARIO PARIGI/ Dalle banlieues a Coco Chanel, lo smembramento di una città "perduta"

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In Rue Cambon quello di Coco Chanel sembra un fortino: imponenti sorveglianti neri e calvi come il protagonista del film francese Quasi amici (che evidentemente ha lanciato uno stile perché la città è piena di eleganti giganti neri e calvi), attenti dietro gli occhiali scuri e in giacca e cravatta, sorvegliano che chi entra possa permetterselo, dato che comprare qualcosa è obbligatorio, e sono al servizio di chi è già dentro, cioè quasi solo donne arabe e asiatiche. 

Stessa cosa per i cinque piani illuminati di rosso di Louis Vuitton agli Champs Elysees, dove addirittura hanno posto un limite massimo di tre acquisti consentiti alle facoltose clienti. Capita così di incontrare davanti al palazzo, all'esterno, signore cinesi che hanno già consumato i loro bonus e chiedono alle turiste di entrare e comprare altre cose, foraggiate da loro. 

Ecco, questa è la Parigi che le masse dei quartieri e dei sobborghi e di tutto l'occidente ammira e invidia, fino a rubare carte di credito per potervi accedere, anche solo per qualche minuto. Questa descrizione è cattiva, naturalmente: Parigi è risaputamente bellissima, i panorami, gli orizzonti tra la Senna e Montmartre valgono da soli il viaggio, così come i suoi strepitosi musei, a cominciare dall'Orsay coi suoi impressionisti, al Louvre, dove una fila costante di visitatori sosta all'ingresso: d'altronde 28 milioni di turisti visitano ogni anno la città e gran parte di questi passa dal museo principe di tutti i musei. C'è da chiedersi, tra parentesi, cosa questa folla (la foule la chiamava drammaticamente Baudelaire, che la vedeva sorgere a metà dell'Ottocento) capisca veramente della massa di opere d'arte e di un percorso che non è esauribile nemmeno in una settimana di visite continuate. Soprattutto si capisce che le straordinarie bellezze di Parigi sono reperti del passato che galleggiano su un mare di consumismo e immagine: la torre Eiffel, Notre Dame, il Sacre Coeur a Montmartre, i ponti, i palazzi, la compatta e straordinaria architettura ottocentesca del centro, a parte essere esemplarmente conservati e gestiti, testimoniano di una civiltà e un'influenza culturale che oggi la Francia stenta e ritrovare. Davanti all'ingresso scenografico del Moulin Rouge folle di giovani si fanno fotografare e sono soprattutto ragazze. Anche da questo si capisce che il locale è più un modello femminile, dove ogni donna di un certo tipo, ampiamente propagandato da Parigi, vorrebbe esibirsi, anziché un mito per gli uomini, che non aspirano poi a farsi spennare (centinaia di euro una bottiglia di champagne) per vedere due seni scoperti.



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