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DIARIO PARIGI/ Dalle banlieues a Coco Chanel, lo smembramento di una città "perduta"

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Certo, qua e là monumenti e targhe commemorative ricordano che i grandi romanzieri che hanno fatto l'Ottocento, il secolo d'oro della narrativa, come Hugo, Balzac, Flaubert, Dumas qui hanno vissuto e lavorato, ma proprio nei giorni in cui ero a Parigi Le Figaro titolava: "La Francia alla ricerca del Proust perduto". E alzi la mano chi, non specialista, sa citare il nome di un pittore parigino d'oggi. Ma tutti abbiamo sentito parlare dell'integrazione non riuscita delle banlieues e più di una volta, sul sagrato di una chiesa o nell'androne di un palazzo, ho incontrato clochard ben poco romantici dormire per terra ed elemosinare qualcosa, o donne in giro per la strada che con stratagemmi buffi hanno cercato di spillarmi qualche euro o persone vestite normalmente, come me, e perfettamente francesi frugare in un cassonetto. E un altro quotidiano ci racconta che uno dei fiori all'occhiello del paese, la celebre Tgv (ferrovie ad alta velocità) ha dimezzato i passeggeri e prevede migliaia di licenziamenti. 

Per questo, forse, Parigi è davvero un emblema ancora attuale dell'occidente, coi suoi punti interrogativi, il suo grande ed esemplare passato culturale e il vuoto del presente, la sua merce per le élites e quella per la foule sempre più distinte, un modello mondiale legato ormai solo all'immagine e al denaro, da sottrarre appena si può, in metrò o altrove, e da spendere in cosmetici per partecipare al mito. 

Post scriptum: nel portafoglio rubato avevo, oltre alla carta di credito: bancomat, carta d'identità, patente, tesserino sanitario. Giunto in Italia, in due ore di una mattina passate negli appositi uffici ho riottenuto tutto, documenti e soldi. Giusto per spezzare una lancia a favore del mio paese.

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